venerdì 18 ottobre 2019

Come è nato Kombatnet, il social network per fighters


Tempo fa, circa all'inizio dell'estate 2018, ero a cena con la mia ragazza (Paola Coacci, ovviamente psicoterapeuta) ed un paio di amici (il fighter Pietro Mazzoli e sua moglie Sarah Branchesi, nutrizionista) in una pizzeria di Senigallia ed ho esordito con una frase:

"Ho avuto una  una idea per un sito e voglio registrare un dominio".

Ovviamente la prima reazione è stata entusiastica da parte di tutti:

- "Una margherita crudo e bufala"
- "Gamberi e zucchine senza mozzarella"
- "... e due patate, grazie".

La tensione era palpabile.

Felice dell'approvazione dei miei amici ("Registrato ok, ma te non avevi detto che non suonavi più?") e del supporto della mia ragazza ("Sì, sì, va bene, però dopo metti a posto.") mi sono fiondato in questo progetto, sicuro di avere in mano le chiavi del successo.



La mia idea era semplice: mi ero stufato della pubblicità fastidiosa e non interessante, dei commenti fuori luogo dei non addetti ai lavori, del fatto di non avere un mio "posto virtuale" dove poter condividere la mia passione per le discipline da combattimento e le arti marziali con gente che capisse cosa stessi dicendo perché parlava la mia stessa lingua.

Mi sono ricordato di quando, da piccolo, acquistavo le riviste specializzate di chitarra e rimanevo ore a guardare le inserzioni, sognando di potermi permettere una Carvin o una Mantra (il futuro è stato clemente con me: non ho mai potuto permettermi una Carvin ma ho smesso di suonare. Problem solved).


Quel giorno invece, scorrendo il libro della vita dei miei contatti con il pollice, ogni 3x2 ottenevo un suggerimento su come acquistare trucchi e rossetti, proposte di abbonamenti a Sky Calcio e suggerimenti per la cucina.

Capite bene che a meno che non decida di arrotondare sulla statale, il primo annuncio non è decisamente nelle mie corde, riguardo il secondo ci potrei fare un pensiero solo se facessero Sky Low Kick, mentre con il terzo mi sento profondamente offeso.

La mia rete neurale quindi decise per me: avrei creato un luogo virtuale dove convogliare tutte le persone con gli stessi interessi, far incontrare atleti con promoter, negozi di articoli sportivi con palestre, enti e federazioni con giornalisti sportivi. 

Niente più rossetti.

Solo tatami.

A quel punto mi mancava solo una cosa: il nome di dominio.

Luogodiincontrovirtualepermarzialistimaancheperchipraticadisciplinedacombattimentoedovviamentenegozipalestrepromoterentiefederazionigiornalistipalestrelhogiadetto.it 

mi sembrava francamente troppo lungo da ricordare, quantunque per la SEO fosse sicuramente appetibile.

Dopo una lunga dissertazione filosofica tra me e me guardando fisso il muro mentre attorno a me il tempo scorreva lento ed i suoni ovattati ("Amore, ma te non le mangi le patatine?") mi sono deciso:


sarebbe stato il nome del mio nuovo progetto. Punto com.

Sì! Avrei creato un nuovo modo di concepire i social network!

Mi fiondai a registrare il dominio via cellulare, incurante del mondo che mi circondava, preso dal momento come una fiera sulla sua preda, fiero come Galadriel quando si lava la faccia la mattina:

"E TUTTI I FIGHTER SI ISCRIVERANNO, DISPERANDOSI!"





... era fatta.

... quasi.

Ora veniva la parte pratica: avrei SOLO dovuto scrivere il software.

"Eccheccevò", mi dissi, "basta scrivere due righe di codice, strutturare bene il database, mettere su un frontend accattivante ed è fatta". 



Un anno e mezzo più tardi ero in preda alla disperazione più totale. 

Avevo testato tanti di quei tool open source da poter diventare un influencer dei software per la creazione dei social network: aspettatevi che a fianco dei cartelloni con le gambe chilometriche della Ferragni compaia io sdraiato in lingerie su una scrivania vicino ad un pc a turbare i vostri sonni.

Nessuno di essi soddisfava le mie esigenze: Elgg, OSSN, BuddyPress, HumHub... posso andare avanti per una vita. Ognuno aveva qualche difetto: troppo complicato, troppo semplice, qualche funzionalità mancante... una soluzione self-hosted che funzionasse pareva non esistesse. 



Al che ho cominciato a scriverla io con le mie manine sante utilizzando Ionic come frontend per l'app mobile (che già conoscevo per la RLS App, Foundation per il frontend desktop ed OctoberCMS/Laravel per il backend).

Era fatta! Avevo trovato il metodo giusto per portare a termine il progetto.

Avevo solamente bisogno di tre anni e mezzo di sviluppo, 16 ore al giorno, e Kombatnet avrebbe finalmente visto la luce!



... capii in breve che era una soluzione improbabile. Dovevo sbrigarmi prima.

Come tutti gli eroi in crisi allora mi rivolsi al Grande Saggio della Montagna: lui mi avrebbe fornito la luce per illuminare la mia via oscura. 

Sapevo da chi andare: le sue massime ("Non sono tutte rose quelle che luccicano") echeggiavano nell'aere da anni, fornendo una guida spirituale alle anime perdute come me.

Mattia Tarini, mio amico di adolescenza, mio insegnante di Muay Thai/K1 e titolare della palestra Activa Kombat di Pesaro, era la figura che cercavo.



Le sue prime parole quando gli esposi il progetto furono chiare ed illuminanti:

"Una barricata, grazie". 

Sapevo avrebbe capito. 

Cominciammo immediatamente a ragionare insieme sul progetto e mi resi subito conto che doveva essere parte in causa nel suo sviluppo: nessuno infatti meglio di lui conosceva l'ambiente del fighting ed era in grado di coinvolgere atleti e palestre. Nondimeno, mi pestava a sangue ogni sera, motivandomi regolarmente. 

Gli proposi varie soluzioni ma la via era tracciata: avremmo dovuto creare qualcosa di semplice da utilizzare, accattivante e che i fighter fossero in grado di utilizzare senza problemi.



Pensammo inizialmente ad un sasso ed una tavoletta, ma a causa delle difficoltà nell'implementazione della chat optammo in breve per soluzioni più raffinate.

Mi imbattei, più casualmente che altro, in PeepSo, un plugin per Wordpress per la creazione di social network. Nell'ambiente degli sviluppatori Wordpress sta a Laravel come la fit-boxe sta alla Muay Thai, ma avevo il vantaggio di conoscerlo benissimo. Avrei potuto estenderlo con facilità scrivendo relativamente poche righe di codice. 




Decidemmo di optare quindi per PeepSo e non posso fare altro che benedire quel momento perché è veramente un software splendido, solido ed allo stato dell'arte. Le relativamente poche righe di codice erano veramente molto relative, ma il progetto stava finalmente prendendo forma.

Dopo un breve periodo di test locale, eravamo pronti per lanciare Kombatnet: il giorno 7 settembre 2019 il primo social network per fighters, marzialisti ed affini vedeva la luce ed apriva le sue porte a tutti gli atleti e figure correlate. 



Ad un mese dalla nascita già si riempiva di atleti professionisti, campioni del mondo, palestre, vlogger di spicco, nutrizionisti e psicologi dello sport ed ovviamente tantissimi amatori.

Dove ci porterà questo nostro incontro lo ignoro, ma la campanella è appena suonata e la prima ripresa è già uno spettacolo, voglio il massimo da ogni round.



... una barricata anche per me, grazie :)

lunedì 31 agosto 2015

Un altro passo avanti ed uno in su



Inerpicarsi su per il fianco della montagna diretto verso la vetta, con la mente leggera, il viso illuminato dal sole sopra le nuvole, la meta sempre più vicina.

La visuale è chiara, il rumore sempre più lontano, i miasmi ammorbanti cedono il posto all'odore di terra, roccia, resina, legno, neve.

Sei solo: e ti basti.

Raggiungi un bosco, sei ospite gradito.

Gli alberi ti riparano dal vento e dalla troppa luce.
Potresti fermarti per sempre qui e saresti finalmente arrivato.

Ma vuoi la cima della montagna, quindi ti lasci alle spalle anche il bosco e ti inoltri nella radura all'aperto, lo sguardo rivolto verso il punto in cui la terra tocca il cielo.

Sei felice. Sei a 6,5 k* dalla cima.

Una enormità in effetti, ma puoi farcela. Hai energie fisiche e mentali, volontà, tempo, possibilità.

Ed eccolo, come era prevedibile.

Da un lato della montagna spuntano le nuvole minacciose di un temporale. Un temporale tremendo, nero ed oro.

Il tempo di accorgersene ed i fulmini cominciano a saettare di fianco a te, incendiano alberi, fanno volare rocce.

Il frastuono ti rende sordo, il lampo ti rende cieco.

Nel disperato tentativo di continuare verso la tua meta cerchi un riparo, ma tutti gli alberi sono lontani, nessun bosco come rifugio.

Forse l'unica soluzione è tentare di salire ancora affrontando il vento e la tempesta, ma sei stremato dalla corsa ed anche, per la prima volta, dalla paura. 

Così non ti curi di come corri, pensi solo a correre.

Ma paghi le conseguenze della tua foga e della tua disattenzione.

Basta un niente per mettere un piede in fallo e lo capisci solo quando è troppo tardi, quando già stai cadendo e rotolando giù, perdendo tutto quello SPAZIO PREZIOSO che avevi guadagnato con tanta fatica.

Scivoli, scivoli, frani tu, tutto frana intorno a te ed improvvisamente hai paura di perdere tutta la strada fatta, tutto in così poco tempo. 

Arrivi rotolando tra rocce, fango, detriti in mezzo al bosco. Sei convinto di essere al riparo e di averla scampata, ma cominciano grandine e pioggia incessanti.

Ti sembra che il cielo ti abbia scatenato contro tutta la sua furia.

Le gambe non ti reggono più, la mente vacilla, il dolore è infinito e non puoi proteggerti in alcun modo.

Non sai come fare a ripararti (non puoi), anche se l'essere bagnato, infreddolito e malconcio sono problemi minori: la rabbia enorme è l'aver perso tutta quella strada fatta.

Hai lasciato per strada un sacco di persone che ti ancoravano e non ti permettevano di salire e non puoi nemmeno parlarne con loro, confrontarti, sfogarti: poco male, non sarebbero state d'aiuto. Hanno fatto tanto per te, hanno fatto tanto per togliertelo. Altre, semplicemente sono state irrilevanti.

In ogni caso, sarebbe stato un monologo e le persone non sono fatte per questo.


Per salire bisogna essere leggeri. E concentrati. 

E di ali ne bastano due. Di più, sono troppe.

Ti siedi e cerchi di ragionare sul da farsi.
Ma la tempesta non passa.

Attendi ancora.
Non passa.

Attendi un tempo infinito.
Ma la tempesta sembra essere l'unica situazione possibile.

Non va più via.
Allora urli, ti arrabbi, ti disperi, ma la tempesta è ancora lì: non passa.

E allora, infine, ti rassegni: non c'è modo di salire sulla vetta, non ci si può più arrivare. 

Non così.

Non ce l'hai fatta.

Hai perso.

Cominci a pensare di scendere, o di lasciarti cadere.

TI LASCI ANDARE.

... poi capisci che qualcosa ti ha trattenuto in mezzo al bosco: e scopri un turbinio di esseri, di piante, di animali che non avevi mai visto prima d'ora. 

Si tratta di un cambio di prospettiva: spesso quando si sale, in montagna, si tiene la testa bassa sul sentiero e non si riesce a vedere quanto di bello ci sta intorno.

Scopri che sei vivo per miracolo: un intreccio di piante e rami ha arrestato la tua caduta ed eri a pochi metri da un baratro.

Ancora poco e saresti scivolato a valle: un niente e saresti morto. 

Il fiato si interrompe, non respiri più: tutto si blocca, anche la tempesta.

Poi, succede.

Non è neanche un brivido quello che ti passa per la testa: è piuttosto una scossa. Una cosa pari al lampo che illumina la vetta.

Ricominci a respirare e l'aria ha un sapore diverso.

Improvvisamente la grandine sul viso non fa poi più tanto male.

Anche la pioggia ti rinfresca: la gamba può ancora camminare, il fiato ridisegna una nuvola davanti alla tua bocca, il cuore riprende a battere come dovrebbe.

I lampi non ti spaventano più, anzi: illuminano la strada.

La mente si riporta sull'obiettivo: ora vedi il sentiero chiaramente.

Esci dal bosco, ti inoltri nuovamente per la radura, con occhi diversi.

Fai un altro passo avanti ed uno in su.




venerdì 25 aprile 2014

Leggeri e veloci.



Oggi è il 25 aprile, anniversario della MIA liberazione.

Per festeggiare, dato che oggi niente allena Thai, ho deciso, dopo 1 ora di barra e calistenici di sbagliar strada e invece di fare defaticamento ho fatto l'Ultra Trail du Mont Blanc . 

Vabbé, festeggiamo. Berrò una birra in più.

Per chi vuol sapere: ancora c'è molto da fare, molto è stato fatto.

Come ho detto, ho scelto da tempo di "togliere": l'avrete notato nel tenore dei miei post.

D'altra parte, per volare bisogna essere leggeri.



E per farlo non ti servono altro che due ali: io due ce ne ho, molto vicine.

Per fortuna.

Buona liberazione a tutti, forse ci si legge tra un po'.

Forse.

martedì 16 luglio 2013

From Fudo to Toki.


Addio, o arrivederci.

Siccome il paradosso è una mia prerogativa, sto scrivendo un post dove segnalo che non scrivo più.

Un po' come dire "questa non è una frase". Oppure "Questa che vi indico non è una via".

Come immaginavo, il finale è inaspettato: sai che palle se fossimo computer capaci di prevedere il futuro con esattezza. Per fortuna l'errore è insito in noi: questo ci consente di comportarci in maniera irrazionale e sviluppare l'incredibile varietà di piani di esistenza che ci sono concessi.

Un po' come quando chiedi di uscire ad una ragazza sicuro che non uscirà mai con te (in fondo ti hanno abbandonato quasi tutti, perché lei non dovrebbe farlo?) e poi vi ritrovate, anziani, a camminare in un parco mano nella mano al tramonto.

Penso che sia il premio che la vita ti riserva per averci provato.



Vabbò, usciamo dalle acrobazie filosofico lessicali e spieghiamoci.

In questo lungo periodo di assenza sono successe tante e tali cose impossibili da spiegare in due righe qui su queste pagine; in tanti mi avete scritto chiedendo di continuare a postare articoli nel blog ma purtroppo per mille motivi non sono stato in grado di ottemperare a queste richieste. Vi ringrazio tantissimo per averlo fatto, in ogni caso.

Sono stato particolarmente impegnato sul fronte "contatti personali ed amicizie", con l'aggravante di notevoli beghe lavorative ma soprattutto "etiche" ed umane.

Molti dei dubbi che avevo si sono rivelati fondati e molte attività che avevo intrapreso sono state tagliate via da un mio nuovo modo di vedere il mondo.

Diciamo che mi sono fatto la mia crisi personale: mi piace sempre customizzare le cose, a me.

Ovviamente anche il mio fisico ha subito dei notevoli cambiamenti: dalla fissa per il dimagrimento a tutti i costi sono passato (giocoforza, se non volevo prendere badilate di botte ogni volta che mi allenavo) a puntare innanzitutto sull'efficacia, quindi ho cambiato allenamento e, no, ancora non ho la mia bella tartaruga in evidenza. Spiace. Ci arriverò.

Di contro, a un quintale di peso, posso farmi 10 km di corsa in 53' e non mi si appollaiano più i pellicani sulla pancia quando faccio il morto al mare. Son soddisfazioni.

Ovviamente il fulcro di tutto è la quantità di tempo che ho deciso di dedicare all'allenamento e l'energia che ho deciso di dedicare alla dieta e al dimagrimento.

Bene, arrivato a un certo punto (sui 90 kg) mi sono reso conto che, complice tutto quello che mi stava succedendo (causa mia, colpa mia o caso), stavo semplicemente scoppiando. Non potevo andare avanti così. Per quanto cercassi di strutturare la mia vita al possibile, mi scappava dalle mani ogni 5 minuti.

Era, semplicemente, TROPPA.

Come il mangiare, come l'allenamento, come tutto. Troppa roba.

E allora ho deciso di tagliare.

Chiaro che tagli prima tutto quello che non va. Tagli amicizie che non erano tali; tagli lavori che non erano tali; tagli attività che non ti gratificavano; tagli tutto quello che puoi tagliare senza fare troppo male a te stesso e agli altri.

Ovvio, taglia che ti taglia, l'assetto generale della tua vita si ridistribuisce e devi stare pronto a gestire questa cosa nuova. Non ti devi far prendere la mano dalla potatura selvaggia: non ti devi spaventare ma nemmeno esitare troppo sulle tue scelte. Devi tagliare con fermezza, senza rimpianti, conscio che stai facendo qualcosa di buono per te. Tagli per far crescere meglio. Molto Myagi.

Finale: sto molto meglio. Gli addominali appena si vedono, ma ci sono. Il mio fisico assomiglia sempre più a quello di un atleta e sempre meno a quello dell'omino Michelin. Anche se ho ancora parecchio grasso distribuito, sono meno flaccido di quando ero 86 kg, pur essendo quasi un quintale. Metto su più massa magra che grasso. Ogni allenamento sono più efficace: meno di prima in valore relativo, ma sempre di più in valore assoluto.

Ma soprattutto: sono molto più tranquillo, meno stressato, meno arrabbiato.
Ogni allenamento è una gioia, ogni momento che non mi alleno, pure. 

Forse ho imparato a godermi la vita nonostante i problemi?

Per fortuna non lo faccio da solo. Ci vuole sempre qualcuno che ragioni in maniera diversa da te e ti dia una mano a tendere l'arco.





Mi ci vorranno altri tre anni, a questo ritmo, posto che non cambi qualcosa, per arrivare dove voglio arrivare con il mio fisico: pace.

Se voglio conciliare l'attività di titolare di una scuola di musica, insegnante, programmatore, webmaster, non posso allenarmi come un agonista e affrontare una dieta da 5 kg al mese come facevo prima.

Ripeto: PACE.

Anche perché lo scopo finale di tutto questo gioco è lo star bene: e morir d'un colpo per fare un allenamento in più o mangiare meno quando si è già stressati è assolutamente controproducente, l'ho visto sul mio fisico.

Quindi: non scrivo più. Non perché non mi vada, o perché mi porti via troppo tempo: ma perché in quel momento in cui scrivo un articolo in realtà posso fare altro che ora è andato su nello STACK.

Ossia: scrivo quando posso. Può essere che ritorni tra sei mesi, come magari che riesca a scrivere con calma venti articoli in una settimana, non lo so.

Non mi aspettate.

Spero comunque che questo "ultimo" (in senso cronologico relativo, mi auguro) articolo possa avervi fornito, comunque, una importante lezione (non perché abbia niente da insegnare: i miei sono solo suggerimenti di azioni che hanno funzionato SU DI ME e spero possano servirvi, tutto qua): calibrate la vostra vita.

Tagliate i rami secchi. Concimate il vostro cervello ed il vostro fisico. Dategli acqua ed aria. Prendetevi i vostri momenti liberi.

Ricordatevi che la mente è un terreno fertile: qualsiasi cosa ci pianti, ci crescerà. Se ci pianti fiori, avrai una mente colorata. Se ci pianti alberi, avrai una mente solida e forte. Non lasciarla incolta e piena di erbacce*.




Poi, imparate a inserirvi nel flusso della vostra vita: ci saranno sempre problemi, rabbia, cattiveria, pensieri negativi. Viveteli! Non serve tentare di rinnegarli né di non farsi coinvolgere o pensare di schivarli!

I momenti negativi sono parte integrante dell'esistenza. Chi li rinnega tenta di rinnegarli vive una vita innaturale e ne paga le conseguenze, prima o poi e con gli interessi.

Ricordatevi che comandate voi la vostra mente. Il dolore serve a metterci in guardia su ciò che distrugge, che non è altro che metà del mondo: ricordatevi sempre di vivere anche la metà bianca del Tao**.

Se vivrete così vivrete in maniera naturale, il vostro fisico e la vostra mente andranno a posto da soli e non ci sarà aspetto dell'esistenza che non saprete affrontare. Non avrete bisogno di schivare le pallottole.





... forse dovrei cambiare il titolo di questo blog.





* Mia rivisitazione su originale di Bruce Lee. 
** Lungi da me l'essere Taoista in senso stretto: come già detto sono profondamente agnostico. Se posso, prendo alcuni concetti che mi interessano da vari contesti filosofico religiosi e li faccio miei, niente più. Non aspettatevi trattati sul Daodejing.

mercoledì 2 gennaio 2013

Primodicentoquindici.


Primo post da smartphone nuovo. Avrete mie notizie in breve, il blog riparte.

Stay tuned.

lunedì 18 giugno 2012

Fontanella sulla ciclabile lungofoglia a Pesaro - Installazione completata. Si desidera vedere il file di log?


"Io non ho fatto niente", diceva quello.



Vi ricordate la famosa richiesta lanciata su queste pagine, di installare una carolina sulla ciclabile?

Bene, la carolina c'è e funziona. Yeah. Tempistica perfetta: Scipione l'Africano ci fa una beffa, noi da oggi possiamo rinfrescarci durante l'allenamento senza doverci immergere nel Foglia e uscirne con i superpoteri e l'alone verde fluo. 

Unica cosa che vorrei specificare, poiché non voglio prendermi meriti che non mi spettano, è la cronologia degli eventi...

7 dicembre 2012 - mi viene in mente che ci starebbe bene una carolina sulla ciclabile e ci faccio il solito, irriverente articolo.

19 marzo 2012 - decido di far partire una raccolta firme.

Il progetto ottiene una buona eco sui quotidiani locali, web e cartacei:

http://www.viverepesaro.it/index.php?page=articolo&articolo_id=343662

Purtroppo non riesco a ritrovare in archivio l'articolo che dovrebbe essere apparso sul Carlino a nome di Luigi Benelli, che ringrazio di cuore.

La raccolta firme si interrompe il giorno 2 maggio 2012 con 66 richiedenti. Non l'ho mai consegnata a nessuno, anzi: pensavo (speravo) di arrivare a circa 200 firme, che mi sembravano il minimo per fare una richiesta del genere...

Ne parlo nel frattempo con i consiglieri comunali (in ordine alfabetico per cognome) Dario Andreolli e Marco Perugini che prendono a cuore la proposta e la rigirano all'Amministrazione Comunale e a Marche Multiservizi.

Il giorno 13 giugno 2012 una mia amica mi fa presente che la fontanella è in costruzione e quasi pronta!


... tutto questo senza che io abbia più mosso un dito!


(Preciso: non è che non ho mosso un dito perché non avevo voglia di farlo, eh. E' stato il solito frullato di impegni lavorativi, progetti e scarabocchi d'agenda, NdA).

Ora, io non so chi ringraziare per questo, non so chi siano i responsabili di questa iniziativa (a parte le persone e gli enti citati sopra), però lo faccio qui pubblicamente, così al destinatario arriva in ogni caso.


Chiaramente ringrazio anche tutti quelli che hanno firmato: se non fosse stato un problema sentito da molti, col fischio che oggi avremmo avuto una fontanella lì sopra. Grazie!

Se posso fare un piccolo appunto, forse la posizione scelta è discutibile: ossia, a me va anche bene (abito alla Torraccia), ma per altri può essere scomodo averla solo in quel punto. Forse l'ideale era installarla in posizione centrale, tipo all'altezza della Fox o più in giù ancora. D'altra parte, magari non si poteva fare altrimenti con gli allacci, non so.

Comunque dato che pare basti chiedere, io la butto lì... una vasca gigante idromassaggio subito dietro Porta Ovest? 


Con spettacolo danzante delle nutrie in abbigliamento tipico polinesiano che ti servono il drink a bordo piscina? 

... no, eh? 

lunedì 11 giugno 2012

Stupirsi (un po' di passi avanti e un po' di passi in su)


"Volare è gettarsi al suolo e mancarlo"
Douglas Adams


Ok, è passato un po' di tempo, o se preferite si è modificato lo spazio, come volete. Di 40 cm, se proprio volete le unità di misura. Anche di altri 10 Kg, per dirla tutta.

Perché tutto questo silenzio?, chiederete...

Beh, sinteticamente: ho dovuto passare un po' di tempo a testa bassa a hackerare la mia vita.

Un po' come quando sei su un sentiero di montagna e sali verso una vetta: a volte ti fermi a guardare il paesaggio, poi se vuoi veramente arrivare da qualche parte tocca che parti e macini chilometri a testa bassa e in silenzio.

Ecco, mettiamola così: ho fatto un'Ultra Trail verso me stesso.

Sì, forse è vero: ogni secondo che passa dovrei girarmi, guardarmi intorno, in basso e stupirmi del cambiamento. Non sempre mi ricordo di farlo, poiché il cammino è impegnativo e richiede attenzione.

D'altra parte, quando poi ritorni cosciente dopo aver perso la testa tra le nuvole e osservi il tragitto percorso, le soddisfazioni sono enormi.



A volte è difficile compiere certi passi, perché ti sembra che vadano contro la tua natura. In realtà quando li hai compiuti ti accorgi che, immediatamente, ti caratterizzano più delle abitudini radicate e, soprattutto, ti donano una sensazione di libertà inimmaginabile. Solo che, per un meccanismo di difesa stupido e inutile come le Norton Utilities preinstallate nel preassemblato dell'Iper, l'idea stessa di farlo ti sembra assurda come quella di respirare sott'acqua. Poi lo fai, ti accorgi che non solo non sei morto, ma respiri, anche meglio e che il tuo punto di vista è mutato. Di solito, in meglio.

Bello, eh.
Difficile, pure.
Ma bello.

Ecco, la mia assenza si spiega esattamente così.

In questo lungo periodo di silenzio stampa ho avuto l'opportunità di modificare in maniera talmente radicale la mia persona che stento a riconoscermi...

... e forse qualcun altro non mi riconoscerà:




dato che il giorno prima ero così:


e due anni prima ero così:



1992: modalità capellone ON
2012: modalità capellone OFF

Un bel lasso di tempo, non c'è che dire. Infatti da qualche giorno c'è uno sconosciuto nello specchio che tenta di aggredirmi, ma come mi giro si nasconde.

Ho chiesto alla psicoterapeuta allegata se fosse una cosa interessante dal punto di vista interiore, ma come al solito ha risposto con una domanda. Fesso io.

L'effetto arto fantasma perdurerà ancora per un po' (tutte le mattine, brancolando sul comodino, tento di farmi la coda e ogni volta che infilo una maglietta tento di tirar fuori i capelli), ma direi che le comodità sono più degli svantaggi.

Doccia fulminea, sparring senza effetto Samara...


... e i miei compagni di giochi ringraziano. In effetti a ogni diretto da espatrio che prendevo seguiva la sequenza:


  • togli i guantoni
  • togli il caschetto
  • fatti la coda
  • rimetti il caschetto
  • rimetti i guantoni


... al che si rompevano le palle e tendevano a tibiarmi come un banano, per evitare lo spiacevole pit stop di cui sopra.

La coda alla Sasuke non funzionava anche perché poi con i nuovi allenamenti offriva...



... ehm, no, questo ve lo dico un'altra volta.

Avevo pensato di legarci una pietra in fondo e usarla come arma contundente ma in effetti ancora non abbiamo cominc... vabbò, lasciamo perdere.

Insomma, il finale è che anche un altro pezzo di me se n'è andato: in fondo per poter volare bisogna essere leggeri.

Poi c'è anche un altro motivo che non voglio rivelarvi ora...

... ma ok, per compensare e farmi perdonare di assenze e misteri, metto sul vostro monitor una delle chiavi che hanno sbloccato la serratura della mia prigione e mi hanno fatto uscire dai sotterranei e cominciare a camminare (psicoteracosa non ridere, plz).

Cosa mi ha dato la forza di iniziare questo cambiamento?

Beh, tante cose... e non aspettate che ve le sciorini così, aggratisse, senza un minimo di suspance.

Anzi, innanzitutto, tante PERSONE. E meritano uno spazio a parte, non una citazione nel mezzo di un articolo. Avranno uno spazio d'onore in questo blog.

Per ora accontentatevi di quattro foto che, vi assicuro, quando ti compaiono nello slideshow mentre stai cercando materiale per un progetto grafico, o più semplicemente stai spegnendo i neuroni prima di andare a letto, possono toglierti il fiato (e l'appetito).





Non ci sono commenti da fare, direi. 

Infatti non ho nient'altro da dire. 

So solo che all'inizio del terzo anno di cambiamento, lo stupore è ancora l'effetto dominante ogni volta che mi guardo indietro, e questo mi basta. 

Ora però se permettete dovrei andare a giocare con i miei nuovi amichetti* al campetto a ... 

... no, è meglio che non vi dica cosa c'è alla base dei cambiamenti di questi ultimi mesi. Dài, su, non vi incazzate come un'ape, datemi tempo per riordinare i pensieri che piano piano vi racconto tutto. Su. 

Ci si legge presto, se sopravvivo.

... :D

Y

P.S.: vendesi elastici per capelli, come nuovi, affare. 

* ah, non vi ho raccontato delle mie nuove (ritrovate) amicizie? Ok, preparo un articolo ad hoc... restate da queste parti... 

lunedì 19 marzo 2012

Richiesta di installazione di una fontanella sulla Ciclabile Lungofoglia 'Umberto Cardinali' di Pesaro


CHI SONO
Mi chiamo Yuri Refolo e sono uno dei tanti utilizzatori della ciclabile lungofoglia di Pesaro. Utilizzandola regolarmente come runner e come ciclista sento la necessità di una fontanella di acqua potabile a metà della sua lunghezza, soprattutto d'estate.


L'INIZIATIVA
Se pensi anche tu che l'installazione di una fontanella di acqua potabile ("Carolina") sulla ciclabile lungofoglia possa essere utile ti prego di compilare questo modulo in tutti i dettagli:


CLICCA SOPRA L'IMMAGINE PER ANDARE AL MODULO



L'elenco dei firmatari verrà consegnato a Marche Multiservizi e, per conoscenza, inoltrato al Comune di Pesaro ed altri enti o soggetti potenzialmente interessati/competenti (ad esempio la IFI, che ha contribuito alla sua realizzazione e potrebbe contribuire al miglioramento della stessa).

"E I MIEI DATI?"
Per validare la petizione vengono chiesti semplicemente nome, cognome, email e tipologia di utilizzo, nulla più.

Tengo a precisare che:

1) i tuoi dati NON verranno MAI ceduti a NESSUNO, per nessun motivo (pubblicitario, statistico o altro);
2) si tratta di una PETIZIONE DI SENSIBILIZZAZIONE, non legata ad alcun partito/movimento/gruppo ideologico quindi non ha... implicazioni "politiche" che debbano "spaventare". E' una idea che parte da ME, Yuri Refolo, privato cittadino, punto.
3) NON ti invierò mai alcun aggiornamento o mail indesiderata, posto che non sia tu a decidere di iscriverti alla newsletter del sito tramite il campo apposito. Puoi firmare questa petizione senza pericolo di scocciature da parte mia.


TIENITI AGGIORNATO!
Per aggiornamenti e sviluppi della vicenda segui http://fromfudotoken.blogspot.it .

Ho scritto un articolo, ironico e irriverente un po' come tutto il blog, su questo argomento.

Puoi leggerlo qui: http://fromfudotoken.blogspot.it/2011/12/raccolta-firme-caroline-sulla-ciclabile.html

CONTATTI
Per dettagli ed informazioni puoi scrivermi a yuri.refolo@gmail.com .

Grazie.

YR

(... per i frequentatori abituali del sito: ho dovuto fare il serio, per una volta. Perdonatemi, non succederà più, NdA)


mercoledì 25 gennaio 2012

Adesso facciamo sul serio. La mia prima Ultima Mizuno.




... dove per "Ultima" si intende "L'ultimo paio prima della fine". 


Mizuno Wave Ultima 3

No, non è che ho deciso di farla finita, anche se la Fatina dei Dentini tenta di disinstallarmi un fascio muscolare ad allenamento ed il recupero conseguente assomiglia piuttosto ad un respawn. 

Semplicemente, ho deciso che queste scarpe mi accompagneranno agli 80 Kg, ossia al Traguardo.

Punto.

Nella lunga saga eravamo rimasti agli 87: ora ne ho ripresi ben 10 da settembre scorso, per fortuna più di massa magra che di Homer-lardo; dato anche il poco tempo causa lavoro per lunghi allenamenti (come corsa, bici, circuiti al campo...) ho focalizzato l'allenamento su brevi sessioni di massa, potenza e tecnica (in garage, 1 ora max, salvo massacramentino* del sabato con tre criminali felici di picchiarmi), complici anche i nuovi giochini portati da Babbo Natale e dalla Befana  dalla Fatina dei Dentini e dalla Psicoterapeuta Allegata...







... che mi hanno fatto perdere 1 Kg invece che prenderne 5 durante queste vacanze, a prescindere dalle maialate natalizie.

Per fortuna la taglia dei pantaloni è rimasta intatta (anche se dovrò probabilmente farmeli prestare da Tom Platz, se mi continuano a crescere i quadricipiti), quindi non mi preoccupo più di tanto.

Ora però si inverte la tendenza e si sciolgono via gli ultimi 17 Kg.

Per far questo, considerando che ho ridotto le suole delle mie amate Nike Air Pegasus come due fettine di bresaola, decido che è ora di fare un investimento e comprare una scarpa seria e severa, tipo la direttrice di Lovely Sara, che mi segua nell'allenamento aerobico fino al traguardo degli 80 Kg, senza problemi.



Sicché, moneta non sovrana alla mano, mi reco al solito negozio e riesco a fare tingolo per uno dei commessi che vedendomi arrivare si era prontamente nascosto, come di consueto, dietro lo scaffale dei cardiofrequenzimetri: sbuffando e pestando i piedi, incazzato come un toro nella sede della CGIL**, il povero è obbligato a venire allo scoperto al mio cospetto e di conseguenza  ripetermi per l'ennesima volta, oramai a memoria, dettagli e caratteristiche tecniche di tutti e 21 i modelli esposti e anche quelli che dovranno uscire nella stagione a venire.

Poco prima che perda conoscenza, i miei neuroni fanno ooh e pronuncio le fatidiche parole, di fronte al commesso praticamente esanime:

"Le prendo."

Mentre mi accingo a pagare, con il 30% di sconto, felice come un gatto in una pescheria, mi pare di udire nella filodiffusione dell'ipermercato un brano corale di stampo ecclesiastico, dal vago sentore angelico e sognante. Che buffa programmazione che passano per radio, talvolta.

Purtroppo, causa impegni, piogge, massacramentini vari e conseguenti obblighi di rianimazione recupero, mi tocca aspettare ben TRE GIORNI prima di utilizzarle.

Finalmente, dopo tanta attesa, le provo.

Appena messe ai piedi, la sensazione è chiara.



Fanno cagare.

No, davvero. Lì per lì ho la sensazione di aver fatto la cazzata più colossale del pianeta e speso fior di quattrini per un paio di scarpe dure, scomode e storte.

Abituato com'ero alle Pegasus, dove nella rullata come appoggiavi il piede a terra sembrava di affondare su una tetta di Pamela Anderson (e l'effetto rimbalzo era probabilmente analogo, anche se le protesi della bionda non credo siano fatte di cushlon), queste scarpe qui erano VERAMENTE STRONZE.

Dure. Bastarde. Ignoranti.

Ossia.

Sì, avevano una ammortizzazione eccelsa: poi però quando era ora di tirar su il piede, cazzi tuoi. Volevi allenarti? Zitto, fatica e non rompere.

Ma come? Io prendo un paio di scarpe ultrafighe convinto che corrano da sole e loro cosa fanno? Mi fanno ammazzare di fatica? Non si fa. Stronze scarpette.

Cacchio, ok che non mi chiamo Dorothy e non speravo che battendo i tacchi arrivassi come per magia in fondo alla ciclabile, ok che non mi aspettavo che facessero PIM PAM di notte sul sentiero di pietre grosse, ma boia dei corridori, un minimo di umanità, per piacere!



NO.
"Muori", dicevano.

In più, nell'avampiede, così abituato a fare SCIAF SCIAF sull'asfalto che neanche una foca, c'era qualcosa di strano, che ti vietava tassativamente di zompettare come una capretta per i campi sul percorso.

Perché? Perché? Peeeerché???
Bastarde scarpette. Stronze scarpette.

Infine, l'idea di fare 10 Km in due giorni e tre notti era esclusa: lo stacco a fine rullata era talmente indotto dalla scarpa stessa che ci mancava solo l'audio che dicesse "dài, muovi il culo".

Eccheppalle.

Insomma, erano scarpe serie, severe, poco divertenti. Probabilmente le usa Monti quando va a correre.

Alla fine del riscaldamento, sicché, stavo quasi per incazzarmi e tornare a casa scalzo per ripicca. Ho desistito dall'intento solo perché vicino al fiume dove corro anche le nutrie girano con le ciabatte per una questione di igiene.

Così, dopo un paio di Km, con un po' di pazienza, ho cominciato a prendere il ritmo e andarci d'accordo [qui attacca il sottofondo di archi con la melodia diabetica].

Ho notato che, alzando leggermente il ritmo, mi lanciavano in avanti come una fionda. Effettivamente avevano una reattività incredibile, grazie pare a questa tecnologia chiamata  SmoothRide.



Tutto sommato bisognava riconoscere che erano comode, leggere (340g... neanche una bistecchina) ed areate (si dice AirMesh) e calzavano alla perfezione (Dynamotion-fit, lo chiamano). La tomaia era effettivamente un capolavoro, altro che "pezzetto tagliato".



Chiaramente non si tratta di scarpe per ragazzine sculettanti con la pochette che fanno la camminatina con l'amica per un giro di campo per poi tornare nella figopalestra nemmeno sudate ma con l'aria affranta di chi ha fatto l'Ultra Trail du Mont Blanc, eh. Con queste bisogna tirare e allenarsi sul serio, non fare finta.

Infatti, aumentando il ritmo, ho potuto apprezzare anche l'effetto ammortizzante sul tallone, che andando piano non si notava; sicuramente diverso da quello dell'Air delle Nike (le Mizuno usano la tecnologia Wave), ma forse anche più efficace (e duraturo, dicono: vedremo). Per tutto il resto (della scarpa) non c'è Mastercard bensì la tecnologia AP+, che provvede a fornire l'effetto stronzo di cui sopra (ossia "io ti ammortizzo, poi il resto lo fai tu").



Il rinforzo interno sull'avampiede, per gli amici VS-1, in effetti, dava un aiuto non da poco quando il ritmo aumentava e il piede sembrava sospinto in avanti e in alto. Le ginocchia ringraziavano per il mancato contraccolpo.

La cosa che mi ha lasciato a bocca aperta, invece, è stata nelle curve: effettivamente sembrava di avere il piede incollato alla strada anche in quelle più strette (vabbò, non è che quando corro tocco il ginocchio come in motomondiale, eh).

Fra l'altro mi hanno assicurato che anche il battistrada dovrebbe durare un culo e mezzo. Staremo a vedere. Pare che ci sia anche qui una sigla da ricordare: X10, che starebbe per "fibra in carbonio ultrafiga che non si consuma mai". Wow, ho le scarpe in carbonio. Quindi teoricamente potrei anche mangiarle.



Poi è successa una cosa buffa, che mi ha fatto capire quanto la tecnologia di questa scarpa sia avanzata: siccome fondamentalmente sono un barbaro e troppo asfalto mi fa venire l'orticaria, ovviamente ho pensato bene di andarmi a impantanare con le mie belle scarpette bianche in uno sterrato fangoso, facendo finta di avere un paio di scarpe da trail running. Quando ho visto che pattinavo, invece di correre, che neanche in una scena di un film Disney, ho preferito tornare sul solido asfalto.



Le scarpe avevano ovviamente caricato sotto un po' di fango, che avrei teoricamente dovuto perdere per strada in pochi metri: infatti l'ho perso quasi tutto, solo che di lì in avanti ho sentito la scarpa destra assolutamente sbilanciata, come se qualcuno mi buttasse il piede da un lato mentre correvo! Ho scoperto poi, tornando a casa, che ne era rimasto un po' ed era entrato un piccolo sasso tra il battistrada e la rientranza sul tallone, che quindi incasinava quello che come dicevo sopra chiamano Dynamotion-Fit. La principessa sul pisello mi fa un baffo.

Comunque, sbuffando e sudando, sono arrivato alla fine della ciclabile alla grande, con le ginocchia a posto ed il piede non in stato di avanzata decomposizione, il che è già tanto, con la sensazione opposta a quella che ho avuto nei primi 2 km.

Ok, avete vinto, stronze scarpette. Lo dico.


"Ho fatto un ottimo acquisto."

Contente?

Il problema era tornare indietro: 10 kg in più e vari mesi di allenamento di altro tipo si sentono, e purtroppo il fiato non si compra al Cisalfa.



Peccato.

Bon, poco male: ora sono attrezzato per rifarmelo alla grande, dato che ai piedi ho due emissari della Fatina dei Dentini che a ogni falcata mi ripetono: "Beh? Cos'è quella robaccia? Più veloce! Dài, muovi il culo! Forza!"...



... Ogni giorno, a Pesaro, un vichingo grosso come un bue si alza e sa che dovrà correre più veloce del giorno prima o la Fatina dei Dentini gli ipotecherà un polmone nel prossimo allenamento. Ogni mattina, a Pesaro, un bue grosso come un vichingo si alza e sa che quando tornerà dalla corsa, grazie alle sue nuove scarpette crudeli, morirà di fame.

Quando il sole sorge, non importa che tu sia vichingo o bue: meglio che cominci a correre. 





Note:

* Il massacramentino è l'evoluzione dell'allenamentino, vedi qui. Solitamente consta di circa tre ore di allenamento comprendenti 45' di riscaldamento, un circuito ematico (nel senso che quando cominci a sputare sangue puoi passare all'esercizio successivo) e conseguente sparring, lavoro con i guanti da passata, condizionamento o tecnica. O una qualsiasi altra combinazione di esercizi che non ti consenta di deambulare come un qualsiasi altro essere della tua specie nei due giorni a venire.

** In realtà devo riconoscere pubblicamente la sua pazienza e competenza :) Homo Cisalfus, se mi leggi, spero che coglierai la mia ironia e la mia riconoscenza: ti dedicherò un Kg del mio tessuto adiposo.



mercoledì 7 dicembre 2011

Raccolta firme: caroline sulla ciclabile lungofoglia a Pesaro.


Orbene, esseri muniti di testosterone: sì. Anch'io mentre scrivevo il titolo di questo post ero illuminato dal pensiero che la gentile signorina qui sotto potrebbe essere un forte motivatore per i miei sprint sulla ciclabile:

Caroline Eyrolle

e sono d'accordo con voi che anche la Wozniacki come personal trainer sul lungofoglia probabilmente ti farebbe dimenticare la puzza di stagno fuso che ti fa cagliare l'acido lattico nelle gambe appena passato il ponte (o appena prima di arrivarci, a seconda).

Tuttavia stavolta, solo per stavolta lo giuro, non alludevo ad argomenti cari a noi barbari tutti manzo, birra e ormoni.

Molto più sobriamente, parlavo di queste caroline:


... ossia quei battanagli di ghisa che ti spruzzano acqua addosso con la pressione di un idrante ogni volta che tenti di regolare con la pressione del pollice l'uscita dell'acqua per bere.

Ecco, veniamo subito al punto.

Se vai a correre al campo sportivo di Pesaro, lì l'acqua per dissetarsi c'è.

Se vai verso il porto, puoi sciacquare via lo smog alla fontanella di via Canale.

Se vai a correre al Miralfiore, l'acqua è il tuo ultimo problema (basta che ti porti dietro un po' di vasellina, oppure un cucchiaio e del limone, male che vada qualche soldo e sei a posto). Comunque anche lì ci sono varie caroline disponibili (si dice anche varie Caroline quando cala la luce, ma non ho mai sperimentato).

Sulla ciclabile del lungofoglia, no.

Hai sete? Muori. 

Fai più dei 3km di corsetta leggera "giusto per" del pseudosportivo della domenica? Fatti tuoi.

Fatti tirare le boccette di mezza minerale all'altezza del vivaio.

Nascondi due litri di Gaia dietro i capannoni della Fox.

Frega un succo agli operai che lavorano a Porta Ovest.

Insomma, arrangiarsi è diventato un obbligo, per chi si fa tutta la ciclabile di corsa: portarsi dietro una bottiglia è impensabile (sbatocchiamenti, scomodità, ecc.), fermarsi a un bar men che meno. Non tutti hanno il fisico da Trail Running e arrivare dall'Iper a Ponte Vecchio a Ferragosto può diventare problematico per qualcuno.

Sicché vorrei proporre, se non si tratta di una richiesta impossibile, al Comune di Pesaro di installare una carolina (due? tre? si può?) anche sulla ciclabile del Lungofoglia, poiché schivare i corridori con la faccia da profughi del deserto subsahariano sta cominciando a diventare sempre più difficile.

La bicipolitana è una delle iniziative più utili e interessanti mai realizzate a Pesaro: dico questo da utilizzatore giornaliero di questo servizio e lontano da qualsiasi eventuale polemica politica o economica che (non mi interessa e non sono andato a guardare) immagino sia venuta fuori al riguardo.



Semplicemente in questo progetto credo ci siano alcuni aspetti che possono essere migliorati e la mia proposta va in questa direzione. Ce ne sarebbero altri, per carità, ma questo è uno di quelli che sento più pressanti, da ansimatore e sudatore professionista.

Chiaramente la mia prossima proposta sarà relativa all'installazione lungofiume di numerosi barbecue in cemento con annesso pascolo di mucche, ma questa è un'altra storia.

Se altri sono interessati o si stanno già organizzando per andare a parlare in comune in Comune con chi di dovere (o all'Aspes, all'IFI o a chissà quale ente preposto dove verremo sballottati), vi prego di comunicarmelo (scrivendomi qui) e/o diffondere questo post. 

Chiaro, so che in tempi di crisi potremmo anche organizzarci mettendo all'andata dei sacchetti sulle foglie per raccogliere l'acqua evaporata dalle piante e berla al ritorno, ma che ci volete fare, sono figlio delle comodità del mio tempo e mi piacerebbe di più una fontanella.



Ah, mo' che ci siamo, potremmo anche chiedere un po' di illuminazione (magari non in stile Silent Hill tipo il tratto Ponte Vecchio - aggancio con via Spoleto), che dite? Nella speranza che poi, anche lì, quando scende la sera, siano più le lucciole che le "lucciole".


Glow worm lampyris noctiluca





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