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mercoledì 25 gennaio 2012

Adesso facciamo sul serio. La mia prima Ultima Mizuno.




... dove per "Ultima" si intende "L'ultimo paio prima della fine". 


Mizuno Wave Ultima 3

No, non è che ho deciso di farla finita, anche se la Fatina dei Dentini tenta di disinstallarmi un fascio muscolare ad allenamento ed il recupero conseguente assomiglia piuttosto ad un respawn

Semplicemente, ho deciso che queste scarpe mi accompagneranno agli 80 Kg, ossia al Traguardo.

Punto.

Nella lunga saga eravamo rimasti agli 87: ora ne ho ripresi ben 10 da settembre scorso, per fortuna più di massa magra che di Homer-lardo; dato anche il poco tempo causa lavoro per lunghi allenamenti (come corsa, bici, circuiti al campo...) ho focalizzato l'allenamento su brevi sessioni di massa, potenza e tecnica (in garage, 1 ora max, salvo massacramentino* del sabato con tre criminali felici di picchiarmi), complici anche i nuovi giochini portati da Babbo Natale e dalla Befana  dalla Fatina dei Dentini e dalla Psicoterapeuta Allegata...







... che mi hanno fatto perdere 1 Kg invece che prenderne 5 durante queste vacanze, a prescindere dalle maialate natalizie.

Per fortuna la taglia dei pantaloni è rimasta intatta (anche se dovrò probabilmente farmeli prestare da Tom Platz, se mi continuano a crescere i quadricipiti), quindi non mi preoccupo più di tanto.

Ora però si inverte la tendenza e si sciolgono via gli ultimi 17 Kg.

Per far questo, considerando che ho ridotto le suole delle mie amate Nike Air Pegasus come due fettine di bresaola, decido che è ora di fare un investimento e comprare una scarpa seria e severa, tipo la direttrice di Lovely Sara, che mi segua nell'allenamento aerobico fino al traguardo degli 80 Kg, senza problemi.



Sicché, moneta non sovrana alla mano, mi reco al solito negozio e riesco a fare tingolo per uno dei commessi che vedendomi arrivare si era prontamente nascosto, come di consueto, dietro lo scaffale dei cardiofrequenzimetri: sbuffando e pestando i piedi, incazzato come un toro nella sede della CGIL**, il povero è obbligato a venire allo scoperto al mio cospetto e di conseguenza  ripetermi per l'ennesima volta, oramai a memoria, dettagli e caratteristiche tecniche di tutti e 21 i modelli esposti e anche quelli che dovranno uscire nella stagione a venire.

Poco prima che perda conoscenza, i miei neuroni fanno ooh e pronuncio le fatidiche parole, di fronte al commesso praticamente esanime:

"Le prendo."

Mentre mi accingo a pagare, con il 30% di sconto, felice come un gatto in una pescheria, mi pare di udire nella filodiffusione dell'ipermercato un brano corale di stampo ecclesiastico, dal vago sentore angelico e sognante. Che buffa programmazione che passano per radio, talvolta.

Purtroppo, causa impegni, piogge, massacramentini vari e conseguenti obblighi di rianimazione recupero, mi tocca aspettare ben TRE GIORNI prima di utilizzarle.

Finalmente, dopo tanta attesa, le provo.

Appena messe ai piedi, la sensazione è chiara.



Fanno cagare.

No, davvero. Lì per lì ho la sensazione di aver fatto la cazzata più colossale del pianeta e speso fior di quattrini per un paio di scarpe dure, scomode e storte.

Abituato com'ero alle Pegasus, dove nella rullata come appoggiavi il piede a terra sembrava di affondare su una tetta di Pamela Anderson (e l'effetto rimbalzo era probabilmente analogo, anche se le protesi della bionda non credo siano fatte di cushlon), queste scarpe qui erano VERAMENTE STRONZE.

Dure. Bastarde. Ignoranti.

Ossia.

Sì, avevano una ammortizzazione eccelsa: poi però quando era ora di tirar su il piede, cazzi tuoi. Volevi allenarti? Zitto, fatica e non rompere.

Ma come? Io prendo un paio di scarpe ultrafighe convinto che corrano da sole e loro cosa fanno? Mi fanno ammazzare di fatica? Non si fa. Stronze scarpette.

Cacchio, ok che non mi chiamo Dorothy e non speravo che battendo i tacchi arrivassi come per magia in fondo alla ciclabile, ok che non mi aspettavo che facessero PIM PAM di notte sul sentiero di pietre grosse, ma boia dei corridori, un minimo di umanità, per piacere!



NO.
"Muori", dicevano.

In più, nell'avampiede, così abituato a fare SCIAF SCIAF sull'asfalto che neanche una foca, c'era qualcosa di strano, che ti vietava tassativamente di zompettare come una capretta per i campi sul percorso.

Perché? Perché? Peeeerché???
Bastarde scarpette. Stronze scarpette.

Infine, l'idea di fare 10 Km in due giorni e tre notti era esclusa: lo stacco a fine rullata era talmente indotto dalla scarpa stessa che ci mancava solo l'audio che dicesse "dài, muovi il culo".

Eccheppalle.

Insomma, erano scarpe serie, severe, poco divertenti. Probabilmente le usa Monti quando va a correre.

Alla fine del riscaldamento, sicché, stavo quasi per incazzarmi e tornare a casa scalzo per ripicca. Ho desistito dall'intento solo perché vicino al fiume dove corro anche le nutrie girano con le ciabatte per una questione di igiene.

Così, dopo un paio di Km, con un po' di pazienza, ho cominciato a prendere il ritmo e andarci d'accordo [qui attacca il sottofondo di archi con la melodia diabetica].

Ho notato che, alzando leggermente il ritmo, mi lanciavano in avanti come una fionda. Effettivamente avevano una reattività incredibile, grazie pare a questa tecnologia chiamata  SmoothRide.



Tutto sommato bisognava riconoscere che erano comode, leggere (340g... neanche una bistecchina) ed areate (si dice AirMesh) e calzavano alla perfezione (Dynamotion-fit, lo chiamano). La tomaia era effettivamente un capolavoro, altro che "pezzetto tagliato".



Chiaramente non si tratta di scarpe per ragazzine sculettanti con la pochette che fanno la camminatina con l'amica per un giro di campo per poi tornare nella figopalestra nemmeno sudate ma con l'aria affranta di chi ha fatto l'Ultra Trail du Mont Blanc, eh. Con queste bisogna tirare e allenarsi sul serio, non fare finta.

Infatti, aumentando il ritmo, ho potuto apprezzare anche l'effetto ammortizzante sul tallone, che andando piano non si notava; sicuramente diverso da quello dell'Air delle Nike (le Mizuno usano la tecnologia Wave), ma forse anche più efficace (e duraturo, dicono: vedremo). Per tutto il resto (della scarpa) non c'è Mastercard bensì la tecnologia AP+, che provvede a fornire l'effetto stronzo di cui sopra (ossia "io ti ammortizzo, poi il resto lo fai tu").



Il rinforzo interno sull'avampiede, per gli amici VS-1, in effetti, dava un aiuto non da poco quando il ritmo aumentava e il piede sembrava sospinto in avanti e in alto. Le ginocchia ringraziavano per il mancato contraccolpo.

La cosa che mi ha lasciato a bocca aperta, invece, è stata nelle curve: effettivamente sembrava di avere il piede incollato alla strada anche in quelle più strette (vabbò, non è che quando corro tocco il ginocchio come in motomondiale, eh).

Fra l'altro mi hanno assicurato che anche il battistrada dovrebbe durare un culo e mezzo. Staremo a vedere. Pare che ci sia anche qui una sigla da ricordare: X10, che starebbe per "fibra in carbonio ultrafiga che non si consuma mai". Wow, ho le scarpe in carbonio. Quindi teoricamente potrei anche mangiarle.



Poi è successa una cosa buffa, che mi ha fatto capire quanto la tecnologia di questa scarpa sia avanzata: siccome fondamentalmente sono un barbaro e troppo asfalto mi fa venire l'orticaria, ovviamente ho pensato bene di andarmi a impantanare con le mie belle scarpette bianche in uno sterrato fangoso, facendo finta di avere un paio di scarpe da trail running. Quando ho visto che pattinavo, invece di correre, che neanche in una scena di un film Disney, ho preferito tornare sul solido asfalto.



Le scarpe avevano ovviamente caricato sotto un po' di fango, che avrei teoricamente dovuto perdere per strada in pochi metri: infatti l'ho perso quasi tutto, solo che di lì in avanti ho sentito la scarpa destra assolutamente sbilanciata, come se qualcuno mi buttasse il piede da un lato mentre correvo! Ho scoperto poi, tornando a casa, che ne era rimasto un po' ed era entrato un piccolo sasso tra il battistrada e la rientranza sul tallone, che quindi incasinava quello che come dicevo sopra chiamano Dynamotion-Fit. La principessa sul pisello mi fa un baffo.

Comunque, sbuffando e sudando, sono arrivato alla fine della ciclabile alla grande, con le ginocchia a posto ed il piede non in stato di avanzata decomposizione, il che è già tanto, con la sensazione opposta a quella che ho avuto nei primi 2 km.

Ok, avete vinto, stronze scarpette. Lo dico.


"Ho fatto un ottimo acquisto."

Contente?

Il problema era tornare indietro: 10 kg in più e vari mesi di allenamento di altro tipo si sentono, e purtroppo il fiato non si compra al Cisalfa.



Peccato.

Bon, poco male: ora sono attrezzato per rifarmelo alla grande, dato che ai piedi ho due emissari della Fatina dei Dentini che a ogni falcata mi ripetono: "Beh? Cos'è quella robaccia? Più veloce! Dài, muovi il culo! Forza!"...



... Ogni giorno, a Pesaro, un vichingo grosso come un bue si alza e sa che dovrà correre più veloce del giorno prima o la Fatina dei Dentini gli ipotecherà un polmone nel prossimo allenamento. Ogni mattina, a Pesaro, un bue grosso come un vichingo si alza e sa che quando tornerà dalla corsa, grazie alle sue nuove scarpette crudeli, morirà di fame.

Quando il sole sorge, non importa che tu sia vichingo o bue: meglio che cominci a correre. 





Note:

* Il massacramentino è l'evoluzione dell'allenamentino, vedi qui. Solitamente consta di circa tre ore di allenamento comprendenti 45' di riscaldamento, un circuito ematico (nel senso che quando cominci a sputare sangue puoi passare all'esercizio successivo) e conseguente sparring, lavoro con i guanti da passata, condizionamento o tecnica. O una qualsiasi altra combinazione di esercizi che non ti consenta di deambulare come un qualsiasi altro essere della tua specie nei due giorni a venire.

** In realtà devo riconoscere pubblicamente la sua pazienza e competenza :) Homo Cisalfus, se mi leggi, spero che coglierai la mia ironia e la mia riconoscenza: ti dedicherò un Kg del mio tessuto adiposo.



giovedì 13 ottobre 2011

APM - Attività Propedeutica Motoria (Ossia di Fatine e Dentini vari)


Breve intervento in un periodo caldo e denso come il grasso che cola nel barbecue dalle costarelle alle fettine di pane grigliato sottostanti. Ehm.

Mi fermo da 'ste parti un attimo per diffondere una info che per me ha una valenza... storica.
E qui ci scappa la lacrimuccia.

Diversi centimetri di girovita fa, ossia palate di kg addietro, la famigerata Fatina dei Dentini mi ficcò a forza propose gentilmente di partecipare ad un corso che avrebbe tenuto in quel del Center Stage, famosa palestra e centro artistico polivalente di Pesaro.



Lì presi coscienza del fatto che possono farti male anche muscoli che non pensavi di avere.

Il lavoro proposto andava dallo stretching, alla mobilità, all'equilibrio, alla coordinazione, passando per esercizi più o meno intensi, circuiti, ma anche semplici "giochi", che per chi deve ancora capire come dialogare con il proprio corpo sono un toccasana poiché ti divertono e ti rimettono in forma.

Quando la stagione l'ha permesso, poi, ci siamo spostati al parco: per me che non avevo mai fatto attività fisica all'aperto è stato quasi un colpo di fulmine (infatti ora mi inzacchero nei sentieri di montagna felice come un maialino di cinta senese).



Poi la Fatina ha deciso che era giunto il momento di sacrificarmi all'altare della sofferenza pura: ero l'Eletto. Cominciammo così la serie di allenamentINI nel suo garage attrezzato, con Sommo Suo Sadico Divertimento (SSSD, potrebbe essere una nuova faccina) e somma mia disperaTione.

Ed eccomi qua, una quarantina di kg di meno, a spiegarvi che se avete voglia di provare le stesse pene muscolari ed articolari gioie e gratificazioni che ho provato io all'inizio del mio percorso, potete andare a farvi massacrare provando  gratuitamente la prima lezione del corso:


APM (Attività Propedeutica Motoria)
Primo incontro gratuito 

Sabato 15/10/2011
presso
Center Stage
(43,90647501 12,9102686)
Dalle ore 11.30 alle 12.30

Verrà illustrato il corso e verranno raccolte 
le disponibilità di orari e giorni 
in modo da organizzare le lezioni

Portate la tuta e molti amici!

Info:
Mail - enrico.frato@gmail.com
Cell. - +39 334 22 66 672

... io avrei messo "se siete maggiorenni, single e carine, potete anche non portare la tuta", ma non è nel suo stile, è troppo serio. 

Pronti, quindi? 

:)

venerdì 16 settembre 2011

Tirare


Maliziosi. Non mi riferisco ovviamente al bianco alcaloide distribuito sul mercato in comode bustine.



Anche perché dicono sia piena di effetti collaterali: preferisco ancora altri metodi per tirarmi su quando sono un po' in "down":


... oppure c'è sempre la fida caffettiera con boccia di miele al seguito.

"Tirare", quindi.

S'intende: trattasi di situazioni fuori dal normale, sia chiaro.

Ad esempio, quando la Fatina dei Dentini mi impone propone, con un lungo ed articolato discorso volto a convincermi a mezzo retorica, cesellando ogni vocabolo ed espressione, curando lo svolgersi della prosa, di allenarmi con lui.

"Domani. Sei. Allenamento."


Ecco, lì io già so che il dopodomani sarà un giorno di profonda riflessione sui misteri del creato, lo sguardo fisso nel vuoto finché i due carboidrati rimasti non si incontrano e generano l'energia necessaria per far dire alla mia bocca

"Ahia. Muoio."


Ma il bello, come molti sanno, sta proprio lì.

Chiamatelo masochismo, chiamatela pazzia, chiamatela come volete ma sappiate che questa "malattia" contagia chiunque voglia ottenere dei risultati tangibili con l'attività fisica, sport o arte marziale che sia. Tutti gli altri, con il massimo rispetto, stanno solo giocando o perdendo tempo.

Mi spiego, prima di essere linciato.

Non c'è niente di male nel bucar su due pantaloncini, una canottiera, prendere il lettore mp3 e andare a farsi due passi veloci per 15 minuti al campo sportivo, ogni sera. Non c'è niente di male nel fare la sbiciclettata quotidiana fino al mare e ritorno. Sono attività fisiche come altre, certamente migliori del sollevamento cibo e dello stretching dei visceri, sia chiaro. Tra il passare le tue serate al Burger King e fare due passi vestito con la tutina di Freddy Mercury, buona la seconda.

US Navy 101005-N-3793B-152 Sailors and Marines participate in the Spartan workout in the hangar bay aboard the aircraft carrier USS Harry S. Truman


L'errore alcune volte sta nel fatto che si tratta di attività estremamente blande per il fisico della persona che le svolge.

Ho visto ragazzine correre al parco con le ballerine e la pochette, sculettando allegramente per la gioia di noi portatori di testosterone e l'ilarità di chi sa cosa voglia dire "allenarsi".

Ma, sottolineo, ho visto anche una signora sulla cinquantina veramente enorme semplicemente camminare sull'anello esterno del campo sportivo e non fermarsi mai mentre io mi allenavo: sono arrivato, e lei camminava. Dopo un'ora e mezza di allenamento, finisco e vado via: lei era ancora lì che camminava. A piè veloce, sbuffando come una locomotiva a vapore e sudata come un cavallo. Dopo due mesi era ancora lì, tutte le sere, con vari cm in meno di grasso e quell'aura che circonda chi riesce a vincere sé stesso e prendere in pugno la propria vita. Lei camminava, con i fondisti che quando le passavano di fianco come una mandria di cavalli le facevano vento: si spostava da una parte (continuando a camminare) e quando erano passati si rimetteva nel sentiero... e continuava a camminare.

E te a una così non gli dici un cazzo, perché ha vinto lei, punto e basta. Questi sono eroi. 



L'importante non è tanto la prestazione atletica in valore assoluto: è quanto "tiri" rispetto alle tue reali possibilità. Io all'inizio del mio dimagrimento, con un fisico allo sfascio, scioglievo chili di grasso solo a fare cento metri di passeggiata in salita. Per un arrampicatore questo equivale al primo sbadiglio la mattina appena alzato.

Il punto è questo: se non si "tira" non si ottiene niente. E' inutile dire "sulla carta" di star facendo la guerra ai chili quando non ci si impegna a fondo nell'allenamento. Fare le ripetizioni scritte su una tabella dall'istruttore, oppure fare la corsettina leggera giusto per sgranchirsi è lecitissimo, ma non ci si aspettino risultati confortanti e degni di nota (figuriamoci dei risultati sportivi).

Se non sudi e se non hai il cuore che ti stantuffa come una bicilindrica del '52, puoi scordarti di star lavorando bene. Per chi avesse voglia di capire come la frequenza cardiaca sia correlata alla qualità dell'allenamento, ecco un link interessante.

Innanzitutto chiariamo: fare un allenamento "tirato" significa partire già psicologicamente preparato qualche ora prima: non puoi arrivare lì e cominciare stufo e demotivato, non serve a nulla.

Se il problema è fisiologico, si può risolvere "facilmente": se possibile dormire quello che serve (non di più), non mangiare troppo immediatamente prima dell'allenamento, magari aiutarsi con un caffè o con un cucchiaino di miele (che però fornisce energia lungo l'allenamento, più che all'inizio). Per dare la "briscola" (perdonatemi il pesarese) può essere utile uno zabaione, o quello che preferite nella miriade sconfinata degli zuccheri semplici, sempre con criterio (se vi allenate tre ore per smaltire un laterizio di tiramisù direi che dovete farvi curare da uno bravo).

Tiramisu Fanes


A dire il vero, il meglio che possiate fare per "darvi la sveglia" è un buon riscaldamento di una ventina di minuti, che riattiva la circolazione (magari ferma da sei ore di sedia piallaculo) e rimette in circolo le risorse di glicogeno, magari inserendoci qualche gioco (no, non rubamazzo), qualche lavoro esplosivo (no, non centrano i kamikaze), qualche serie di piegamenti (no, non in motorino).

Una volta svegli, però, è nel cuore dell'allenamento che bisogna dare il massimo.

Se si vuol raggiungere qualche risultato e non si vuole solo perdere tempo, con il rischio di sprecare anche denaro inutilmente, bisogna TIRARE. Punto.

"Come gli assassini", si dice dalle mie parti: scegliete voi la vostra terminologia locale preferita.



Il limite al quale tendi (quel secondo in più sulla verticale, quel secondo in meno sugli  80m, quella ripetizione in più alle parallele, quel diretto-gancio-montante con i manubri da 1 kg in più, quel centimetro sulla spaccata o quei dieci metri in più sull'arrampicata) è il segno al quale tendere come le api al miele: di lì non si scende, semmai si sorpassa e si segna un'altra tacca. PUNTO.

Finire l'ultima ripetizione di ogni serie in isometria, tenendola il più possibile, fare un altro round al sacco anche se non stai più in piedi, macinare un altro km di marcia anche se ti sembra che ti si stacchino i glutei: questo vuol dire tirare.

PANTANO IRONMAN 2009


E il giorno dopo il tuo corpo ti deve ricordare che ti sei allenato al massacro e che sei un criminale. In realtà, anche se i tuoi muscoli ti stanno mandando a quel paese, se li guardi bene vedi che ti sorridono compiaciuti.

Chiaramente per fare questo è necessaria una concentrazione totale mista a una certa leggerezza d'animo. Anzi, direi "elasticità", o "vibrazione giusta". Non puoi cavar energie al cervello per farti mille seghe mentali sull'esercizio che stai svolgendo, ma non puoi nemmeno deconcentrarti mentre fai sparring, che è un attimo che con un montante ti volano via anche i pensieri.



Ci vuole lo "stato d'animo" (in quanto musicista, io dico il "mood") necessario a "bruciare in maniera controllata", anche perché troppa attenzione rischia di far diventare pesante l'allenamento e di fartelo venire a noia. Troppa leggerezza, tuttavia, non ti fa spingere quello che serve a farti migliorare: è importante quindi restare in vigile attenzione, moderatamente esaltato senza sconfinare nel "fulminato da psichiatria". Difficile, eh.

Allenarsi in coppia o in gruppo a volte aiuta, a volte no: certamente in due, seri e motivati, ci si dà lo stimolo per "un altro round", ma a volte si rischia di perdersi in inutili chiacchiere e prendere il tutto come una uscita tra amici (e quindi mandare a quel paese l'allenamento). Una battuta sì, una risata ok, una valanga di cazzate mentre si fanno le trazioni alla barra, anche no.

In questo contesto, aggiungo, l'allenamento intergenere è solitamente deleterio per noi uomini, che tendiamo facilmente a distrarci. Ehm.

Ну, а девушки... а девушки потом...


A volte poi il cervello si spegne e non riesci più a ragionare bene: diretto - gancio - montante diventa garetto - dintante - moncio, le ripetizioni diventano "... 'ntuno, 'ntidue, 'nti... ...fff... 'ntinove, 'nti, ...fff... 'ntitrè, ...fff... 'nt... ... ... cento". Una bevuta di sali o un aiuto alimentare in zuccheri può aiutare a farti passare da lobotomizzato a persona normale (o almeno cavernicolo), sempre tenendo conto dell'apporto calorico e di tutti i valori nutritivi.

In ogni caso, al di là del risultato che raccogli nei mesi a venire, c'è una cosa che raccogli il giorno dopo, o la sera stessa: la stanchezza. Quella spossatezza che ti fa girare per la casa come un aspirapolvere alla ricerca di cibo la sera dopo l'allenamento, sapendo che anche se ti fai una bistecca di brontosauro il giorno dopo sarai un kg in meno. 



Son soddisfazioni, eh.

Chiamatelo masochismo, chiamatela pazzia, chiamatela come volete...



... ma sappiate che questa è Sparta. Per aspera ad astra.












domenica 29 maggio 2011

Allenamento ad alta intensità per dimagrire


Quando ho cominciato a dimagrire l'imperativo per me era il Terzo punto della Legge delle Tre Emme: "Mov'el cùl". Come, non importava. Che fosse una camminata, uno sculettamento modello videocassetta con esercizi fitness anni '80 alla Barbara Bouchet, una nuotata al mare o una partita di tresette estremo, bastava che mi muovessi.


Poco dopo, scoprii che alcuni tipi di allenamento erano più efficaci per farmi perdere chili, altri meno.

Decisi di eliminare il tresette estremo.

Da una prima lettura superficiale di articoli sull'allenamento per dimagrire mi ero fatto una idea precisa: dovevo correre per più di 40 minuti a ritmo blando, possibilmente tutti i giorni. I tecnici lo chiamano "allenamento aerobico", perchè in condizioni precise (uno dei parametri è la frequenza cardiaca, che non dovrebbe superare l'80% del massimale) il corpo utilizza ossigeno per produrre energia.

Fino ai 40', pare si brucino solo gli zuccheri: dopo i 40' improvvisamente dimagrisci, ti vengono tartaruga, pettorali e quei muscoli sopra le anche che non ho mai capito come si chiamino.



Ora, basterebbe un po' di buonsenso per capire che questa affermazione, presa così com'è, è una sciocchezza: ma quando hai un koala di 50 Kg attaccato al tronco poco t'importa, ci credi e lo fai.

Chiaramente per me era un problema: 40 minuti di corsa erano per me improbabili quanto una cena con Keira Knightley, dato che al quarto minuto gli avvoltoi e i corvi cominciavano già ad affollarsi in cielo sopra la mia testa.



Non solo: quando sei più di un quintale e corri tre quarti d'ora le tue articolazioni si riuniscono per deliberare che, fondamentalmente, sei uno stronzo. E te lo cantano tutte in coro la mattina dopo quando ti svegli.

Sicché finché non ho capito che per me era meglio darci giù come un matto con altri tipi di allenamento, ho corso e ri-corso, rischiando di fregarmi ginocchia, anche e caviglie e magari farmi saltare per aria il miocardio. Eeeeh già. Sapevatelo. Ma come quell'altro, per fortuna "io sono ancora qua". Tenetelo presente se siete 130 Kg e volete svuotare lo zainetto.

Comunque, giusto per correttezza, precisiamo: correre fa dimagrire. Non ci piove. Però, però, però.

Innanzitutto ci sono centomila parametri che devono essere tenuti in considerazione: peso della persona, indice di massa corporea, tipo di terreno, eventuali salite o discese, vento, abbigliamento, bla bla. Una persona di 100 Kg che non ha mai corso, quando è arrivata in fondo alla via ha fatto praticamente un lavoro anaerobico, dove ogni falcata è quasi un massimale. Tipo quando corri con lo zaino di scuola per prendere il tram, per intenderci. Un maratoneta in fondo alla via roba che ancora deve finire di espirare la prima volta.

Due. L'allenamento in sé e per sé non fa perdere (tanto) grasso. Se anche bruci 4-500 Kcal e qualche grammo di grasso non vai a intaccare il tessuto adiposo in maniera (esteticamente) significativa. Quello che fa veramente la differenza è il DOWN introdotto con l'esercizio. 

Chiunque si sia pesato dopo un allenamento sa bene che la bilancia può segnare anche 2 Kg in meno: ma si tratta principalmente di liquidi che vanno reintrodotti nell'organismo (anche perché sennò a lungo andare c'è lo spiacevole effetto collaterale che MUORI). Una volta reintrodotti, ovviamente, la "pesa del giorno dopo" indica solo qualche etto di meno.

L'allenamento infatti serve (anche) a indurre una richiesta di energie pazzesca per i giorni a venire: se ci abbini una dieta intelligente vedrai scomparire i rotoli come burro sciolto al sole.  Quando un allenamento viene effettuato in maniera intensa, magari la sera stessa dopo aver mangiato non hai perso un grammo; tre giorni dopo, sei un Kg di meno, perché il tuo corpo ha dovuto spendere un sacco di energie per recuperare la "botta" dell'allenamento precedente.

E' evidente, quindi, che più è intenso l'allenamento più hai possibilità di dimagrire (a parità di alimentazione, che deve essere per forza ragionata).

Per ottenere tale intensità esistono infinite soluzioni. La mia preferita è fare pesi prima di correre: i pesi sfruttano le famose riserve di zuccheri e ti sfiniscono, la corsa intacca obiettivamente i famosi rotoli e ti aiuta a recuperare.

Quando non ho voglia di fare i pesi, faccio allunghi, scatti o ripetute, a volte in salita, magari seguiti da un po' di attività aerobica in piano.

Vette incredibili di intensità si possono raggiungere con il circuit training: consiglio di visitare queste pagine per farsi un'idea di questo efficacissimo metodo di allenamento.

L'allenamento a round tipico degli sport da combattimento è un'altra soluzione che adoro: una serie di potenza (pesi, flessioni, trazioni, quello che è, basta che sia lavoro anaerobico esplosivo) all'inizio del round da tre minuti, seguita da scaricamento al sacco, alla palla tesa o a vuoto fino alla fine del round, poi un minuto di recupero. Quando arrivi a venti round cominci a vedere polli grigliati svolazzare per la stanza; appena ti scende l'acido lattico (tipico: dopo la doccia) se non hai del cibo nelle vicinanze potresti anche sgranocchiare le gambe del tavolo. E' il segnale che ti sei allenato come si deve.

Poi si possono inserire lavori in acqua, caveman training, arrampicate, lavoro nei campi (non scherzo)... insomma, le soluzioni sono veramente tantissime. Basta trovare quella che ti stimola e ti invoglia a sudare e faticare.



Tutte queste tipologie di allenamento aiutano, oltre che a dimagrire, anche lo sviluppo della muscolatura (e anche, ovvio, il movimento, la coordinazione, la resistenza e tanto altro) che, guarda caso, è parte fondamentale in causa nel dimagrimento. E' un po' un anello.

Già, perchè a differenza del grasso, il muscolo (massa magra) è incredibilmente avido di energia. A parità di peso una persona con una notevole massa muscolare ha bisogno di assumere una quantità notevole in più di calorie. Questo spiega come sia possibile che io e la Fatina dei Dentini ai tempi d'oro mangiassimo mediamente due Y a testa (lo Yuri è l'unità di misura dello sbaghinamento barbarico. 1Y = 1,2 Kg / ora), io bue di 130 kg e lui addome a tartaruga ('stardo, già che ci siamo. Ma ci sto arrivando anche io...).



I lati positivi dell'avere una muscolatura robusta sono tanti: innanzitutto la struttura fisica si rafforza, con conseguenti vantaggi sia sulle prestazioni atletiche, sia prevenendo (alcuni tipi di) infortuni, sia anche estetici (ma qui siamo sul soggettivo e per carità, non ci metto bocca).

In più l'allenamento ad alta intensità porta via indicativamente meno tempo (che per chi non pratica sport da agonista o professionista e ha già messo in conto svariate ore di allenamento quotidiano, è una ottima notizia).

Se vogliamo, inoltre, l'allenamento ad alta intensità lascia piacevolmente spossati se fatto con criterio: per una persona decisa a dimagrire l'effetto è quello di "aver fatto i compiti". Senti di aver lavorato bene. Per carità, anche dopo un fondo lento, eh... ma la sensazione post allenamento di pesi + sacco seguito da una corsetta di venti minuti defaticante è completamente diverso.

Non solo: pare che l'allenamento ad alta intensità favorisca l'eliminazione del tanto pericoloso (e antiestetico) grasso addominale.





Da tenere presente: in questo tipo di lavoro è altissima la produzione di adrenalina. L'adrenalina è prodotta dalle ghiandole surrenali ed è un ormone incredibilmente utile a sciogliere il grasso, poiché innesca l'utilizzo dei grassi a fini energetici. Ora, non è che dovete stare tutti i giorni incazzati come un'ape nella speranza che vi venga la tartaruga, eh. Però sappiate che gli esercizi di potenza (meglio se misti a velocità) innescano le ghiandole surrenali, principali responsabili della produzione di adrenalina, come nient'altro (a parte la paura e tutte quelle attività per le quali è fondamentale avere il corpo pronto a fuggire o combattere).

Da tutto quanto sopra esposto ne consegue che il metodo migliore per dimagrire sia trovarsi in coda all'Aquafan in cima a uno scivolo (riscaldamento) dietro Mike Zambidis, dargli un coppino mostruoso (potenza), vederlo girarsi per rifilarti uno dei suoi diretti da espatrio (attivazione delle surrenali e produzione di adrenalina), fuggire via di corsa giù per gli scalini (attività anaerobica), una volta giù confondersi tra la folla aumentando la distanza di sicurezza (attività aerobica, defaticamento).

Suggerisco un po' di stretching finale.



... Io però preferisco continuare ad allenarmi coi pesi poi andare a correre, se non vi dispiace.

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lunedì 9 maggio 2011

Intervista a Vivienne Macchiarelli, campionessa francese di Karate


"Non conosci bene una persona 
finché non ci combatti"
Seraph, Matrix Reloaded


E' mia curiosa prerogativa farmi menare da amici e conoscenti.

Tempo addietro, tenendo i guanti da passata alla fatina dei dentini, chiamai 13 diretti: peccato che dopo il settimo, non si sa per quale cortocircuito cerebrale, decisi autonomamente che potevano bastare ed abbassai i guanti. Non ho il naso che mi spunta dai capelli sulla nuca solo grazie ai riflessi e alla preparazione della fatina.

Qualche mese dopo, scopro che un mio amico di adolescenza è un agonista di Muay Thai ed ha combattuto anche in K-1. Mi fiondo a organizzare un allenamento in garage. Mentre gli paro abilmente i colpi con zigomi e sopracciglia, comprendo a fondo che non stiamo giocando a strega comanda colore.

Insomma, per ottemperare a questo mio dogma interiore, una volta saputo che la solare ragazza che avevo appena conosciuto era nientemeno che la campionessa nazionale francese di Karate, prima ancora di chiederle il nome sono già con lei nel solito garage a prendere una vagonata di botte.

Ne esco tumefatto e felice, talmente soddisfatto che da allora, ogni volta che la signorina espatria (anzi, rimpatria, date le origini italiane), cerco di organizzare un allenamento insieme.

La festa per il suo compleanno in Italia diventa così una ghiotta opportunità per fare incetta di lividi: non perdo un minuto e la invito per un allenamento al parco, condito da ovvia grigliata di carne, come la dottrina impone. Lei mi insegna il Karate, io le insegno la fine arte della cottura di una costata di manzo. Reciprocità.

Dopo l'allenamento, ci sfidiamo ognuno con le rispettive armi:


Attacco delle pinze unte di Hokuto:


Parata di addome. Ahia.


Ora immaginate l'allenamento precedente e soffrite per me.



Qui di seguito, una intervista alla deliziosa killer effettuata dal martire, ossia il sottoscritto.

Vivienne Macchiarelli inizia a praticare karate a 9 anni in Italia; a 14 in Francia comincia le gare di kumite (combattimento) e a 15 anni era campionessa nazionale. Raccoglie in tutto una quindicina di medaglie nazionali, tra le quali doppia medaglia di bronzo ai campionati di Francia senior.
Sei una persona estremamente solare: karate-do allora non è solo visi seri e sobrietà...

Ma non è una domanda! Ahahaha!


Ok... allora, questo blog parla di dimagrimento e preparazione atletica. In cosa consiste la preparazione atletica di un karateka?

Dunque, tanto per cominciare ci sono delle categorie di peso da rispettare ed il dimagrimento deve essere funzionale a queste: DEVI stare nella tua categoria, sempre! Nel centro nazionale avevo un preparatore atletico in funzione delle gare. La preparazione dura un paio di mesi prima di ogni gara, a seconda delle gare più importanti. Si lavora su due fasi: la resistenza al lattacido e la parte finale (più divertente...) dove lavori su potenza ed esplosività. Questo lavoro lo fai in palestra, con i pesi, aggiustando i pesi dal 100% al 50% del tuo massimale; lo fai correndo, adattando i tempi e la velocità; in allenamento, con i round da 3 minuti o utilizzando tecniche varie. Sono periodi lunghi che possono coprire anche momenti dove hai altre gare da svolgere e rischi di farle in una forma fisica non perfettamente funzionale.


Questo può essere un punto a favore dell’avversario: studiate i percorsi di preparazione degli avversari che andate a incontrare? 
Normalmente le gare dove non sei al massimo della forma sono gare “minori” svolte in preparazione di una gara più importante. Esistono però delle nazioni dove alcune squadre vanno ad alcuni open (gare internazionali dove chiunque si può iscrivere, usate spesso come preparazione dalle squadre nazionali) con la telecamera e filmano gli avversari per studiarli. Ovviamente io studio l’aspetto tecnico dell’avversaria che devo affrontare per poterci lavorare ed imparare a contrastarla sul suo punto forte. 


Quanto conta la potenza dei colpi in una disciplina dove è fondamentale il punteggio e non è previsto il ko? 
La potenza è diversa dalla forza, per cominciare: potenza è forza per velocità, e la velocità è il punto fondamentale del karate. Il controllo non elimina la potenza: in un incontro è fondamentale, anche come sensazione, che si comprenda che il colpo portato dall’avversario è potenzialmente devastante se portato senza controllo.


Però tu hai rotto il naso tre volte... 


Sì, ho rotto il naso ed anche la mandibola... però sono delle tecniche sulle quali l’avversaria ha avuto delle penalità o addirittura una squalifica. 


E quanti ne hai rotti tu agli altri?


Allora, lividi e sangue dal naso non so, ma ho rotto due costole ad una ragazza...


Durante il nostro allenamento è venuto fuori un argomento molto interessante, il tuo modo particolare di fare gli addominali. Puoi spiegarcelo?


Per gli addominali, l’importante è lavorare in isometria per gli addominali profondi e poi lavorare in crunch per modellarli; si tratta di serie da 1 minuto in equilibrio su gomiti e punte dei piedi, sollevando il bacino, alternando poi con 50 crunch. Il tutto viene ripetuto (almeno) 5 volte. Questo normalmente andrebbe fatto a fine allenamento, ossia... tutti i giorni! 


Ok... e che tipo di alimentazione segui durante le gare?


Allora, prima di una gara cerco di perdere un chilo / un chilo e mezzo, prima di tutto perché non ho nessuna fiducia nelle bilance dello stadio, che spesso sono vecchissime e portano qualche chilo di più; poi per sentirmi più asciutta e quindi più veloce. Cerco di seguire una dieta iperproteica, evitando carboidrati la sera; verdure in quantità (quindi fibre) per limitare la sensazione della fame. Mangio tantissimo yogurt. Il giorno della gara, la mattina non mangio perché ho lo stomaco chiuso: dopo il peso mi mangio una barretta di cereali o biscotti morbidi... perchè ho la sensazione di non riuscire a masticare, forse a causa della tensione! Ho sempre dietro 1 litro e mezzo d’acqua, una di acqua zuccherata e una energetica di guaranà o simili. Per ogni sorso da una delle boccette bevo il doppio di acqua, perché tra i combattimenti non ho né voglia né tempo di mangiare. 


Sei italo francese: quale parte di Vivienne è italiana e quale francese?


Ahaha! Non mi sono mai posta la domanda! E’ difficile sapere dove sono quale... perchè in Italia sono sempre “la francese” e in Francia sono sempre “l’italiana”! 


Cosa significa fare parte di una squadra nazionale?


Significa competizione, competizione, competizione. In gara, in allenamento, ovunque. E’ il tuo pensiero principale la mattina prima di andare a scuola, quando sei in allenamento, quando mangi. Ogni cosa è funzionale ad un percorso di tappe consequenziali, quindi è un pensiero che non abbandoni mai. Significa anche tantissimo investimento: fisico e di tempo. Sei sempre fuori casa tra spostamenti, allenamenti e gare. 


E’ una strada che consigli a ragazze della tua età?

L’agonismo non si consiglia: si fa perché senti di volerlo fare. Il giorno che smetti è solo quello dove ti passa la voglia di farlo. Non puoi pensare di condurre una vita “normale”: sei sempre concentrato sulle gare. La priorità è sempre un allenamento: magari ti chiamano per una cena, un concerto o una uscita con amici e non ci sei perché sei in palestra fino a tardi.  Quando esci non puoi bere alcolici, perché magari sei sotto gara o vicino ai campionati. E questo non ti deve pesare, deve sembrarti logico e giusto, altrimenti ci stai male e significa che questo stile di vita non fa per te. Ad esempio all’università ho anche corso il rischio di ridare degli esami saltando delle lezioni perché dovevo allenarmi. 


Agonismo = professione?


No, nel karate non esiste, almeno in Francia, uno stipendio per gli agonisti. Ci sono degli aiuti quando vinci gare, borse di studio, eccetera, ma devi continuare a vivere, studiare e lavorare al di fuori dello sport. 


E’ un po’ in contraddizione con quanto detto sopra, no?


Beh, si combina difficilmente ma non è in contraddizione. Ad esempio io ho fatto delle selezioni per delle gare importantissime che coincidevano con degli esami e non sapevo cosa fare quando tornavo a casa, se allenarmi o studiare. Alla fine è tutto una questione di organizzazione. In ogni caso la “professione karateka” non esiste. Puoi aprire una palestra, insegnare, fare stages, ma l’agonista non è un professionista.


Venendo agli aspetti tecnici della tua disciplina: noti diversi modi di combattere tra atleti di diverse nazioni?


Sì, perché l’arbitraggio può cambiare notevolmente da una nazione all’altra ed i combattenti si adeguano di conseguenza. In italia danno per esempio con molta più facilità le penalità di contatto. Gli italiani hanno un modo di combattere molto più sulla difensiva quindi si muovono molto, occupando tutto il tatami, mentre i turchi ad esempio giocano molto sulle penalità ed il corpo a corpo, il trattenersi, cose così. Gli spagnoli spesso sono più rigidi, i giapponesi lavorano sempre in avanti in linea verso di te, e così via.


Hai mai combattuto con atleti di altre discipline?


Sì, per scherzo con un judoka! Finché eravamo a distanza i cazzotti li davo io... poi mi ha presa, e lì ero per terra... Poi ho fatto qualche stage di karate contact e self-defense, dove c’erano atleti di altre discipline come il full contact. 


Ti sei mai allenata con le armi tradizionali di Okinawa?


Karate - do significa “via della mano vuota”, ossia “senza armi”, quindi no! 


Sei mai stata in Giappone?


No ma è uno dei miei sogni: è uno dei progetti in cantiere per i prossimi anni... quando avrò 2000 euro per il viaggio! 


Kata o kumite?


KUMITE! Scrivilo pure in maiuscolo e grassetto! Anche se ogni tanto un allenamento tecnico ci vuole... ma di rado, molto di rado! Diventa noioso farlo sempre, però effettivamente ritrovi te stesso e le basi del karate. 


Quando tornerai a combattere?


In teoria a partire da settembre, ottobre... dipende dagli studi e dalla laurea! 


Come si cuoce una fiorentina?



Alla griglia.... ? No ? TRE MINUTI DA UNA PARTE E TRE MINUTI DALL’ALTRA!!!! 


[Brava. Salvata in corner, NDA... mancherebbe "e poi in piedi sull'osso", ma te la passo buona.]


La risposta è “In alto”. Qual è la domanda?


“Dove vuoi arrivare?”


Grazie Vivienne per il tempo, la simpatia, la disponibilità e... i lividi.


De rien!


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