lunedì 19 marzo 2012

Richiesta di installazione di una fontanella sulla Ciclabile Lungofoglia 'Umberto Cardinali' di Pesaro


CHI SONO
Mi chiamo Yuri Refolo e sono uno dei tanti utilizzatori della ciclabile lungofoglia di Pesaro. Utilizzandola regolarmente come runner e come ciclista sento la necessità di una fontanella di acqua potabile a metà della sua lunghezza, soprattutto d'estate.


L'INIZIATIVA
Se pensi anche tu che l'installazione di una fontanella di acqua potabile ("Carolina") sulla ciclabile lungofoglia possa essere utile ti prego di compilare questo modulo in tutti i dettagli:


CLICCA SOPRA L'IMMAGINE PER ANDARE AL MODULO



L'elenco dei firmatari verrà consegnato a Marche Multiservizi e, per conoscenza, inoltrato al Comune di Pesaro ed altri enti o soggetti potenzialmente interessati/competenti (ad esempio la IFI, che ha contribuito alla sua realizzazione e potrebbe contribuire al miglioramento della stessa).

"E I MIEI DATI?"
Per validare la petizione vengono chiesti semplicemente nome, cognome, email e tipologia di utilizzo, nulla più.

Tengo a precisare che:

1) i tuoi dati NON verranno MAI ceduti a NESSUNO, per nessun motivo (pubblicitario, statistico o altro);
2) si tratta di una PETIZIONE DI SENSIBILIZZAZIONE, non legata ad alcun partito/movimento/gruppo ideologico quindi non ha... implicazioni "politiche" che debbano "spaventare". E' una idea che parte da ME, Yuri Refolo, privato cittadino, punto.
3) NON ti invierò mai alcun aggiornamento o mail indesiderata, posto che non sia tu a decidere di iscriverti alla newsletter del sito tramite il campo apposito. Puoi firmare questa petizione senza pericolo di scocciature da parte mia.


TIENITI AGGIORNATO!
Per aggiornamenti e sviluppi della vicenda segui http://fromfudotoken.blogspot.it .

Ho scritto un articolo, ironico e irriverente un po' come tutto il blog, su questo argomento.

Puoi leggerlo qui: http://fromfudotoken.blogspot.it/2011/12/raccolta-firme-caroline-sulla-ciclabile.html

CONTATTI
Per dettagli ed informazioni puoi scrivermi a yuri.refolo@gmail.com .

Grazie.

YR

(... per i frequentatori abituali del sito: ho dovuto fare il serio, per una volta. Perdonatemi, non succederà più, NdA)


mercoledì 25 gennaio 2012

Adesso facciamo sul serio. La mia prima Ultima Mizuno.




... dove per "Ultima" si intende "L'ultimo paio prima della fine". 


Mizuno Wave Ultima 3

No, non è che ho deciso di farla finita, anche se la Fatina dei Dentini tenta di disinstallarmi un fascio muscolare ad allenamento ed il recupero conseguente assomiglia piuttosto ad un respawn

Semplicemente, ho deciso che queste scarpe mi accompagneranno agli 80 Kg, ossia al Traguardo.

Punto.

Nella lunga saga eravamo rimasti agli 87: ora ne ho ripresi ben 10 da settembre scorso, per fortuna più di massa magra che di Homer-lardo; dato anche il poco tempo causa lavoro per lunghi allenamenti (come corsa, bici, circuiti al campo...) ho focalizzato l'allenamento su brevi sessioni di massa, potenza e tecnica (in garage, 1 ora max, salvo massacramentino* del sabato con tre criminali felici di picchiarmi), complici anche i nuovi giochini portati da Babbo Natale e dalla Befana  dalla Fatina dei Dentini e dalla Psicoterapeuta Allegata...







... che mi hanno fatto perdere 1 Kg invece che prenderne 5 durante queste vacanze, a prescindere dalle maialate natalizie.

Per fortuna la taglia dei pantaloni è rimasta intatta (anche se dovrò probabilmente farmeli prestare da Tom Platz, se mi continuano a crescere i quadricipiti), quindi non mi preoccupo più di tanto.

Ora però si inverte la tendenza e si sciolgono via gli ultimi 17 Kg.

Per far questo, considerando che ho ridotto le suole delle mie amate Nike Air Pegasus come due fettine di bresaola, decido che è ora di fare un investimento e comprare una scarpa seria e severa, tipo la direttrice di Lovely Sara, che mi segua nell'allenamento aerobico fino al traguardo degli 80 Kg, senza problemi.



Sicché, moneta non sovrana alla mano, mi reco al solito negozio e riesco a fare tingolo per uno dei commessi che vedendomi arrivare si era prontamente nascosto, come di consueto, dietro lo scaffale dei cardiofrequenzimetri: sbuffando e pestando i piedi, incazzato come un toro nella sede della CGIL**, il povero è obbligato a venire allo scoperto al mio cospetto e di conseguenza  ripetermi per l'ennesima volta, oramai a memoria, dettagli e caratteristiche tecniche di tutti e 21 i modelli esposti e anche quelli che dovranno uscire nella stagione a venire.

Poco prima che perda conoscenza, i miei neuroni fanno ooh e pronuncio le fatidiche parole, di fronte al commesso praticamente esanime:

"Le prendo."

Mentre mi accingo a pagare, con il 30% di sconto, felice come un gatto in una pescheria, mi pare di udire nella filodiffusione dell'ipermercato un brano corale di stampo ecclesiastico, dal vago sentore angelico e sognante. Che buffa programmazione che passano per radio, talvolta.

Purtroppo, causa impegni, piogge, massacramentini vari e conseguenti obblighi di rianimazione recupero, mi tocca aspettare ben TRE GIORNI prima di utilizzarle.

Finalmente, dopo tanta attesa, le provo.

Appena messe ai piedi, la sensazione è chiara.



Fanno cagare.

No, davvero. Lì per lì ho la sensazione di aver fatto la cazzata più colossale del pianeta e speso fior di quattrini per un paio di scarpe dure, scomode e storte.

Abituato com'ero alle Pegasus, dove nella rullata come appoggiavi il piede a terra sembrava di affondare su una tetta di Pamela Anderson (e l'effetto rimbalzo era probabilmente analogo, anche se le protesi della bionda non credo siano fatte di cushlon), queste scarpe qui erano VERAMENTE STRONZE.

Dure. Bastarde. Ignoranti.

Ossia.

Sì, avevano una ammortizzazione eccelsa: poi però quando era ora di tirar su il piede, cazzi tuoi. Volevi allenarti? Zitto, fatica e non rompere.

Ma come? Io prendo un paio di scarpe ultrafighe convinto che corrano da sole e loro cosa fanno? Mi fanno ammazzare di fatica? Non si fa. Stronze scarpette.

Cacchio, ok che non mi chiamo Dorothy e non speravo che battendo i tacchi arrivassi come per magia in fondo alla ciclabile, ok che non mi aspettavo che facessero PIM PAM di notte sul sentiero di pietre grosse, ma boia dei corridori, un minimo di umanità, per piacere!



NO.
"Muori", dicevano.

In più, nell'avampiede, così abituato a fare SCIAF SCIAF sull'asfalto che neanche una foca, c'era qualcosa di strano, che ti vietava tassativamente di zompettare come una capretta per i campi sul percorso.

Perché? Perché? Peeeerché???
Bastarde scarpette. Stronze scarpette.

Infine, l'idea di fare 10 Km in due giorni e tre notti era esclusa: lo stacco a fine rullata era talmente indotto dalla scarpa stessa che ci mancava solo l'audio che dicesse "dài, muovi il culo".

Eccheppalle.

Insomma, erano scarpe serie, severe, poco divertenti. Probabilmente le usa Monti quando va a correre.

Alla fine del riscaldamento, sicché, stavo quasi per incazzarmi e tornare a casa scalzo per ripicca. Ho desistito dall'intento solo perché vicino al fiume dove corro anche le nutrie girano con le ciabatte per una questione di igiene.

Così, dopo un paio di Km, con un po' di pazienza, ho cominciato a prendere il ritmo e andarci d'accordo [qui attacca il sottofondo di archi con la melodia diabetica].

Ho notato che, alzando leggermente il ritmo, mi lanciavano in avanti come una fionda. Effettivamente avevano una reattività incredibile, grazie pare a questa tecnologia chiamata  SmoothRide.



Tutto sommato bisognava riconoscere che erano comode, leggere (340g... neanche una bistecchina) ed areate (si dice AirMesh) e calzavano alla perfezione (Dynamotion-fit, lo chiamano). La tomaia era effettivamente un capolavoro, altro che "pezzetto tagliato".



Chiaramente non si tratta di scarpe per ragazzine sculettanti con la pochette che fanno la camminatina con l'amica per un giro di campo per poi tornare nella figopalestra nemmeno sudate ma con l'aria affranta di chi ha fatto l'Ultra Trail du Mont Blanc, eh. Con queste bisogna tirare e allenarsi sul serio, non fare finta.

Infatti, aumentando il ritmo, ho potuto apprezzare anche l'effetto ammortizzante sul tallone, che andando piano non si notava; sicuramente diverso da quello dell'Air delle Nike (le Mizuno usano la tecnologia Wave), ma forse anche più efficace (e duraturo, dicono: vedremo). Per tutto il resto (della scarpa) non c'è Mastercard bensì la tecnologia AP+, che provvede a fornire l'effetto stronzo di cui sopra (ossia "io ti ammortizzo, poi il resto lo fai tu").



Il rinforzo interno sull'avampiede, per gli amici VS-1, in effetti, dava un aiuto non da poco quando il ritmo aumentava e il piede sembrava sospinto in avanti e in alto. Le ginocchia ringraziavano per il mancato contraccolpo.

La cosa che mi ha lasciato a bocca aperta, invece, è stata nelle curve: effettivamente sembrava di avere il piede incollato alla strada anche in quelle più strette (vabbò, non è che quando corro tocco il ginocchio come in motomondiale, eh).

Fra l'altro mi hanno assicurato che anche il battistrada dovrebbe durare un culo e mezzo. Staremo a vedere. Pare che ci sia anche qui una sigla da ricordare: X10, che starebbe per "fibra in carbonio ultrafiga che non si consuma mai". Wow, ho le scarpe in carbonio. Quindi teoricamente potrei anche mangiarle.



Poi è successa una cosa buffa, che mi ha fatto capire quanto la tecnologia di questa scarpa sia avanzata: siccome fondamentalmente sono un barbaro e troppo asfalto mi fa venire l'orticaria, ovviamente ho pensato bene di andarmi a impantanare con le mie belle scarpette bianche in uno sterrato fangoso, facendo finta di avere un paio di scarpe da trail running. Quando ho visto che pattinavo, invece di correre, che neanche in una scena di un film Disney, ho preferito tornare sul solido asfalto.



Le scarpe avevano ovviamente caricato sotto un po' di fango, che avrei teoricamente dovuto perdere per strada in pochi metri: infatti l'ho perso quasi tutto, solo che di lì in avanti ho sentito la scarpa destra assolutamente sbilanciata, come se qualcuno mi buttasse il piede da un lato mentre correvo! Ho scoperto poi, tornando a casa, che ne era rimasto un po' ed era entrato un piccolo sasso tra il battistrada e la rientranza sul tallone, che quindi incasinava quello che come dicevo sopra chiamano Dynamotion-Fit. La principessa sul pisello mi fa un baffo.

Comunque, sbuffando e sudando, sono arrivato alla fine della ciclabile alla grande, con le ginocchia a posto ed il piede non in stato di avanzata decomposizione, il che è già tanto, con la sensazione opposta a quella che ho avuto nei primi 2 km.

Ok, avete vinto, stronze scarpette. Lo dico.


"Ho fatto un ottimo acquisto."

Contente?

Il problema era tornare indietro: 10 kg in più e vari mesi di allenamento di altro tipo si sentono, e purtroppo il fiato non si compra al Cisalfa.



Peccato.

Bon, poco male: ora sono attrezzato per rifarmelo alla grande, dato che ai piedi ho due emissari della Fatina dei Dentini che a ogni falcata mi ripetono: "Beh? Cos'è quella robaccia? Più veloce! Dài, muovi il culo! Forza!"...



... Ogni giorno, a Pesaro, un vichingo grosso come un bue si alza e sa che dovrà correre più veloce del giorno prima o la Fatina dei Dentini gli ipotecherà un polmone nel prossimo allenamento. Ogni mattina, a Pesaro, un bue grosso come un vichingo si alza e sa che quando tornerà dalla corsa, grazie alle sue nuove scarpette crudeli, morirà di fame.

Quando il sole sorge, non importa che tu sia vichingo o bue: meglio che cominci a correre. 





Note:

* Il massacramentino è l'evoluzione dell'allenamentino, vedi qui. Solitamente consta di circa tre ore di allenamento comprendenti 45' di riscaldamento, un circuito ematico (nel senso che quando cominci a sputare sangue puoi passare all'esercizio successivo) e conseguente sparring, lavoro con i guanti da passata, condizionamento o tecnica. O una qualsiasi altra combinazione di esercizi che non ti consenta di deambulare come un qualsiasi altro essere della tua specie nei due giorni a venire.

** In realtà devo riconoscere pubblicamente la sua pazienza e competenza :) Homo Cisalfus, se mi leggi, spero che coglierai la mia ironia e la mia riconoscenza: ti dedicherò un Kg del mio tessuto adiposo.



mercoledì 7 dicembre 2011

Raccolta firme: caroline sulla ciclabile lungofoglia a Pesaro.


Orbene, esseri muniti di testosterone: sì. Anch'io mentre scrivevo il titolo di questo post ero illuminato dal pensiero che la gentile signorina qui sotto potrebbe essere un forte motivatore per i miei sprint sulla ciclabile:

Caroline Eyrolle

e sono d'accordo con voi che anche la Wozniacki come personal trainer sul lungofoglia probabilmente ti farebbe dimenticare la puzza di stagno fuso che ti fa cagliare l'acido lattico nelle gambe appena passato il ponte (o appena prima di arrivarci, a seconda).

Tuttavia stavolta, solo per stavolta lo giuro, non alludevo ad argomenti cari a noi barbari tutti manzo, birra e ormoni.

Molto più sobriamente, parlavo di queste caroline:


... ossia quei battanagli di ghisa che ti spruzzano acqua addosso con la pressione di un idrante ogni volta che tenti di regolare con la pressione del pollice l'uscita dell'acqua per bere.

Ecco, veniamo subito al punto.

Se vai a correre al campo sportivo di Pesaro, lì l'acqua per dissetarsi c'è.

Se vai verso il porto, puoi sciacquare via lo smog alla fontanella di via Canale.

Se vai a correre al Miralfiore, l'acqua è il tuo ultimo problema (basta che ti porti dietro un po' di vasellina, oppure un cucchiaio e del limone, male che vada qualche soldo e sei a posto). Comunque anche lì ci sono varie caroline disponibili (si dice anche varie Caroline quando cala la luce, ma non ho mai sperimentato).

Sulla ciclabile del lungofoglia, no.

Hai sete? Muori

Fai più dei 3km di corsetta leggera "giusto per" del pseudosportivo della domenica? Fatti tuoi.

Fatti tirare le boccette di mezza minerale all'altezza del vivaio.

Nascondi due litri di Gaia dietro i capannoni della Fox.

Frega un succo agli operai che lavorano a Porta Ovest.

Insomma, arrangiarsi è diventato un obbligo, per chi si fa tutta la ciclabile di corsa: portarsi dietro una bottiglia è impensabile (sbatocchiamenti, scomodità, ecc.), fermarsi a un bar men che meno. Non tutti hanno il fisico da Trail Running e arrivare dall'Iper a Ponte Vecchio a Ferragosto può diventare problematico per qualcuno.

Sicché vorrei proporre, se non si tratta di una richiesta impossibile, al Comune di Pesaro di installare una carolina (due? tre? si può?) anche sulla ciclabile del Lungofoglia, poiché schivare i corridori con la faccia da profughi del deserto subsahariano sta cominciando a diventare sempre più difficile.

La bicipolitana è una delle iniziative più utili e interessanti mai realizzate a Pesaro: dico questo da utilizzatore giornaliero di questo servizio e lontano da qualsiasi eventuale polemica politica o economica che (non mi interessa e non sono andato a guardare) immagino sia venuta fuori al riguardo.



Semplicemente in questo progetto credo ci siano alcuni aspetti che possono essere migliorati e la mia proposta va in questa direzione. Ce ne sarebbero altri, per carità, ma questo è uno di quelli che sento più pressanti, da ansimatore e sudatore professionista.

Chiaramente la mia prossima proposta sarà relativa all'installazione lungofiume di numerosi barbecue in cemento con annesso pascolo di mucche, ma questa è un'altra storia.

Se altri sono interessati o si stanno già organizzando per andare a parlare in comune in Comune con chi di dovere (o all'Aspes, all'IFI o a chissà quale ente preposto dove verremo sballottati), vi prego di comunicarmelo (scrivendomi qui) e/o diffondere questo post. 

Chiaro, so che in tempi di crisi potremmo anche organizzarci mettendo all'andata dei sacchetti sulle foglie per raccogliere l'acqua evaporata dalle piante e berla al ritorno, ma che ci volete fare, sono figlio delle comodità del mio tempo e mi piacerebbe di più una fontanella.



Ah, mo' che ci siamo, potremmo anche chiedere un po' di illuminazione (magari non in stile Silent Hill tipo il tratto Ponte Vecchio - aggancio con via Spoleto), che dite? Nella speranza che poi, anche lì, quando scende la sera, siano più le lucciole che le "lucciole".


Glow worm lampyris noctiluca





giovedì 13 ottobre 2011

APM - Attività Propedeutica Motoria (Ossia di Fatine e Dentini vari)


Breve intervento in un periodo caldo e denso come il grasso che cola nel barbecue dalle costarelle alle fettine di pane grigliato sottostanti. Ehm.

Mi fermo da 'ste parti un attimo per diffondere una info che per me ha una valenza... storica.
E qui ci scappa la lacrimuccia.

Diversi centimetri di girovita fa, ossia palate di kg addietro, la famigerata Fatina dei Dentini mi ficcò a forza propose gentilmente di partecipare ad un corso che avrebbe tenuto in quel del Center Stage, famosa palestra e centro artistico polivalente di Pesaro.



Lì presi coscienza del fatto che possono farti male anche muscoli che non pensavi di avere.

Il lavoro proposto andava dallo stretching, alla mobilità, all'equilibrio, alla coordinazione, passando per esercizi più o meno intensi, circuiti, ma anche semplici "giochi", che per chi deve ancora capire come dialogare con il proprio corpo sono un toccasana poiché ti divertono e ti rimettono in forma.

Quando la stagione l'ha permesso, poi, ci siamo spostati al parco: per me che non avevo mai fatto attività fisica all'aperto è stato quasi un colpo di fulmine (infatti ora mi inzacchero nei sentieri di montagna felice come un maialino di cinta senese).



Poi la Fatina ha deciso che era giunto il momento di sacrificarmi all'altare della sofferenza pura: ero l'Eletto. Cominciammo così la serie di allenamentINI nel suo garage attrezzato, con Sommo Suo Sadico Divertimento (SSSD, potrebbe essere una nuova faccina) e somma mia disperaTione.

Ed eccomi qua, una quarantina di kg di meno, a spiegarvi che se avete voglia di provare le stesse pene muscolari ed articolari gioie e gratificazioni che ho provato io all'inizio del mio percorso, potete andare a farvi massacrare provando  gratuitamente la prima lezione del corso:


APM (Attività Propedeutica Motoria)
Primo incontro gratuito 

Sabato 15/10/2011
presso
Center Stage
(43,90647501 12,9102686)
Dalle ore 11.30 alle 12.30

Verrà illustrato il corso e verranno raccolte 
le disponibilità di orari e giorni 
in modo da organizzare le lezioni

Portate la tuta e molti amici!

Info:
Mail - enrico.frato@gmail.com
Cell. - +39 334 22 66 672

... io avrei messo "se siete maggiorenni, single e carine, potete anche non portare la tuta", ma non è nel suo stile, è troppo serio. 

Pronti, quindi? 

:)

venerdì 16 settembre 2011

Tirare


Maliziosi. Non mi riferisco ovviamente al bianco alcaloide distribuito sul mercato in comode bustine.



Anche perché dicono sia piena di effetti collaterali: preferisco ancora altri metodi per tirarmi su quando sono un po' in "down":


... oppure c'è sempre la fida caffettiera con boccia di miele al seguito.

"Tirare", quindi.

S'intende: trattasi di situazioni fuori dal normale, sia chiaro.

Ad esempio, quando la Fatina dei Dentini mi impone propone, con un lungo ed articolato discorso volto a convincermi a mezzo retorica, cesellando ogni vocabolo ed espressione, curando lo svolgersi della prosa, di allenarmi con lui.

"Domani. Sei. Allenamento."


Ecco, lì io già so che il dopodomani sarà un giorno di profonda riflessione sui misteri del creato, lo sguardo fisso nel vuoto finché i due carboidrati rimasti non si incontrano e generano l'energia necessaria per far dire alla mia bocca

"Ahia. Muoio."


Ma il bello, come molti sanno, sta proprio lì.

Chiamatelo masochismo, chiamatela pazzia, chiamatela come volete ma sappiate che questa "malattia" contagia chiunque voglia ottenere dei risultati tangibili con l'attività fisica, sport o arte marziale che sia. Tutti gli altri, con il massimo rispetto, stanno solo giocando o perdendo tempo.

Mi spiego, prima di essere linciato.

Non c'è niente di male nel bucar su due pantaloncini, una canottiera, prendere il lettore mp3 e andare a farsi due passi veloci per 15 minuti al campo sportivo, ogni sera. Non c'è niente di male nel fare la sbiciclettata quotidiana fino al mare e ritorno. Sono attività fisiche come altre, certamente migliori del sollevamento cibo e dello stretching dei visceri, sia chiaro. Tra il passare le tue serate al Burger King e fare due passi vestito con la tutina di Freddy Mercury, buona la seconda.

US Navy 101005-N-3793B-152 Sailors and Marines participate in the Spartan workout in the hangar bay aboard the aircraft carrier USS Harry S. Truman


L'errore alcune volte sta nel fatto che si tratta di attività estremamente blande per il fisico della persona che le svolge.

Ho visto ragazzine correre al parco con le ballerine e la pochette, sculettando allegramente per la gioia di noi portatori di testosterone e l'ilarità di chi sa cosa voglia dire "allenarsi".

Ma, sottolineo, ho visto anche una signora sulla cinquantina veramente enorme semplicemente camminare sull'anello esterno del campo sportivo e non fermarsi mai mentre io mi allenavo: sono arrivato, e lei camminava. Dopo un'ora e mezza di allenamento, finisco e vado via: lei era ancora lì che camminava. A piè veloce, sbuffando come una locomotiva a vapore e sudata come un cavallo. Dopo due mesi era ancora lì, tutte le sere, con vari cm in meno di grasso e quell'aura che circonda chi riesce a vincere sé stesso e prendere in pugno la propria vita. Lei camminava, con i fondisti che quando le passavano di fianco come una mandria di cavalli le facevano vento: si spostava da una parte (continuando a camminare) e quando erano passati si rimetteva nel sentiero... e continuava a camminare.

E te a una così non gli dici un cazzo, perché ha vinto lei, punto e basta. Questi sono eroi. 



L'importante non è tanto la prestazione atletica in valore assoluto: è quanto "tiri" rispetto alle tue reali possibilità. Io all'inizio del mio dimagrimento, con un fisico allo sfascio, scioglievo chili di grasso solo a fare cento metri di passeggiata in salita. Per un arrampicatore questo equivale al primo sbadiglio la mattina appena alzato.

Il punto è questo: se non si "tira" non si ottiene niente. E' inutile dire "sulla carta" di star facendo la guerra ai chili quando non ci si impegna a fondo nell'allenamento. Fare le ripetizioni scritte su una tabella dall'istruttore, oppure fare la corsettina leggera giusto per sgranchirsi è lecitissimo, ma non ci si aspettino risultati confortanti e degni di nota (figuriamoci dei risultati sportivi).

Se non sudi e se non hai il cuore che ti stantuffa come una bicilindrica del '52, puoi scordarti di star lavorando bene. Per chi avesse voglia di capire come la frequenza cardiaca sia correlata alla qualità dell'allenamento, ecco un link interessante.

Innanzitutto chiariamo: fare un allenamento "tirato" significa partire già psicologicamente preparato qualche ora prima: non puoi arrivare lì e cominciare stufo e demotivato, non serve a nulla.

Se il problema è fisiologico, si può risolvere "facilmente": se possibile dormire quello che serve (non di più), non mangiare troppo immediatamente prima dell'allenamento, magari aiutarsi con un caffè o con un cucchiaino di miele (che però fornisce energia lungo l'allenamento, più che all'inizio). Per dare la "briscola" (perdonatemi il pesarese) può essere utile uno zabaione, o quello che preferite nella miriade sconfinata degli zuccheri semplici, sempre con criterio (se vi allenate tre ore per smaltire un laterizio di tiramisù direi che dovete farvi curare da uno bravo).

Tiramisu Fanes


A dire il vero, il meglio che possiate fare per "darvi la sveglia" è un buon riscaldamento di una ventina di minuti, che riattiva la circolazione (magari ferma da sei ore di sedia piallaculo) e rimette in circolo le risorse di glicogeno, magari inserendoci qualche gioco (no, non rubamazzo), qualche lavoro esplosivo (no, non centrano i kamikaze), qualche serie di piegamenti (no, non in motorino).

Una volta svegli, però, è nel cuore dell'allenamento che bisogna dare il massimo.

Se si vuol raggiungere qualche risultato e non si vuole solo perdere tempo, con il rischio di sprecare anche denaro inutilmente, bisogna TIRARE. Punto.

"Come gli assassini", si dice dalle mie parti: scegliete voi la vostra terminologia locale preferita.



Il limite al quale tendi (quel secondo in più sulla verticale, quel secondo in meno sugli  80m, quella ripetizione in più alle parallele, quel diretto-gancio-montante con i manubri da 1 kg in più, quel centimetro sulla spaccata o quei dieci metri in più sull'arrampicata) è il segno al quale tendere come le api al miele: di lì non si scende, semmai si sorpassa e si segna un'altra tacca. PUNTO.

Finire l'ultima ripetizione di ogni serie in isometria, tenendola il più possibile, fare un altro round al sacco anche se non stai più in piedi, macinare un altro km di marcia anche se ti sembra che ti si stacchino i glutei: questo vuol dire tirare.

PANTANO IRONMAN 2009


E il giorno dopo il tuo corpo ti deve ricordare che ti sei allenato al massacro e che sei un criminale. In realtà, anche se i tuoi muscoli ti stanno mandando a quel paese, se li guardi bene vedi che ti sorridono compiaciuti.

Chiaramente per fare questo è necessaria una concentrazione totale mista a una certa leggerezza d'animo. Anzi, direi "elasticità", o "vibrazione giusta". Non puoi cavar energie al cervello per farti mille seghe mentali sull'esercizio che stai svolgendo, ma non puoi nemmeno deconcentrarti mentre fai sparring, che è un attimo che con un montante ti volano via anche i pensieri.



Ci vuole lo "stato d'animo" (in quanto musicista, io dico il "mood") necessario a "bruciare in maniera controllata", anche perché troppa attenzione rischia di far diventare pesante l'allenamento e di fartelo venire a noia. Troppa leggerezza, tuttavia, non ti fa spingere quello che serve a farti migliorare: è importante quindi restare in vigile attenzione, moderatamente esaltato senza sconfinare nel "fulminato da psichiatria". Difficile, eh.

Allenarsi in coppia o in gruppo a volte aiuta, a volte no: certamente in due, seri e motivati, ci si dà lo stimolo per "un altro round", ma a volte si rischia di perdersi in inutili chiacchiere e prendere il tutto come una uscita tra amici (e quindi mandare a quel paese l'allenamento). Una battuta sì, una risata ok, una valanga di cazzate mentre si fanno le trazioni alla barra, anche no.

In questo contesto, aggiungo, l'allenamento intergenere è solitamente deleterio per noi uomini, che tendiamo facilmente a distrarci. Ehm.

Ну, а девушки... а девушки потом...


A volte poi il cervello si spegne e non riesci più a ragionare bene: diretto - gancio - montante diventa garetto - dintante - moncio, le ripetizioni diventano "... 'ntuno, 'ntidue, 'nti... ...fff... 'ntinove, 'nti, ...fff... 'ntitrè, ...fff... 'nt... ... ... cento". Una bevuta di sali o un aiuto alimentare in zuccheri può aiutare a farti passare da lobotomizzato a persona normale (o almeno cavernicolo), sempre tenendo conto dell'apporto calorico e di tutti i valori nutritivi.

In ogni caso, al di là del risultato che raccogli nei mesi a venire, c'è una cosa che raccogli il giorno dopo, o la sera stessa: la stanchezza. Quella spossatezza che ti fa girare per la casa come un aspirapolvere alla ricerca di cibo la sera dopo l'allenamento, sapendo che anche se ti fai una bistecca di brontosauro il giorno dopo sarai un kg in meno. 



Son soddisfazioni, eh.

Chiamatelo masochismo, chiamatela pazzia, chiamatela come volete...



... ma sappiate che questa è Sparta. Per aspera ad astra.












giovedì 4 agosto 2011

I grassi idrogenati


Quando per la prima volta mi hanno parlato di "acidi grassi trans", ho subito pensato di sapere a cosa ci si riferisse: ammetto che l'argomento della conversazione non mi ispirava più di tanto.


Poi mi hanno spiegato che probabilmente avevo capito male.

Quando si parla di grassi idrogenati, pare ci si riferisca ad un processo chimico tramite il quale ci si diverte ad appiccicare a forza atomi di idrogeno su composti organici vari: 'sti atomi vanno a rompere le palle a dei legami multipli carbonio - carbonio che stavano tanto bene abbracciati per i fatti loro e li riducono a legami semplici, tipo i bimbi che "gne gne gne voglio giocare anche io al girotondo" e si ficcano in mezzo tra i due fidanzatini, per intenderci.

Tutta 'sta roba prende il nome di idrogenazione, per gli amici "porcata chimica colossale".

Questo giochino si fa spesso con degli oli vegetali, i quali vengono trasformati in qualcosa di simile al grasso animale. Capirete da soli che si tratta di una aberrazione scandalosa quanto un hamburger di seitan di fianco ad una marchigiana 5R IGP di 6 cm.



I vantaggi nell'utilizzo alimentare (l'idrogenazione si usa anche in altri ambiti) dei grassi idrogenati sono molteplici: innanzitutto costano meno.

Se ci pensate, un conto è sparaflashare idrogeno su una spremuta di arachidi, un conto andare gentilmente a chiedere a uno così se vuole condividere con noi una parte del suo Io:



... facile che il processo per evitare che sia prima lui a spremerti le tue, di arachidi, possa essere leggermente più costoso.

Secondo, i grassi idrogenati si conservano un culo (unità di misura dell'immensità).

Di conseguenza i produttori scodinzolano felici perché possono vendere lo stesso prodotto a un costo inferiore, rendercelo più appetibile e convincerci della sua convenienza. Curiosamente, alcuni di questi prodotti hanno una consistenza simile alla vaselina, con la quale condividono in determinati contesti alcune modalità d'impiego.



Peraltro la legge consente di scrivere "grassi idrogenati: 0 g" qualora ci sia nel prodotto una presenza di grassi idrogenati fino ad una quantità minore o pari a 0,5 grammi. E anche qui ci ritorna curiosamente in mente il bianco composto appena citato.

Terzo: hanno una stabilità alle alte temperature molto più alta dei grassi non idrogenati. Infatti le molecole dei grassi non idrogenati, detti grassi CIS, sono spiegazzate e non si impacchettano bene tra di loro.

Quelle dei grassi non CIS, (no, non si chiamano NCIS, si chiamano TRANS, però potete ridacchiare lo stesso) invece si zippano a meraviglia e resistono meglio quindi alla fusione.

Pare che nei fast food l'utilizzo di oli parzialmente idrogenati per la frittura di patatine fritte sia la regola, anche se spesso vengono utilizzati oli raffinati che hanno comunque un alto punto di fumo (sul ricambio di questi oli, invece, sarebbe da fare un articolo a parte).

Vale qui la pena sottolineare come i grassi parzialmente idrogenati siano anche peggio dei grassi totalmente idrogenati: leggere e informarsi, please.

La sintesi del discorso è che un grasso totalmente idrogenato, sinteticamente, fa cagare. Sembra cera e assomiglia solo come consistenza a un grasso animale. Il bello è che se fosse veramente tutto idrogenato diventerebbe quasi tutto acido stearico, un grasso che il nostro organismo è in grado di trasformare in acido oleico, che non innalzerebbe il colesterolo cattivo.



Ma poiché non tutti sono disposti a far colazione con una candela pucciata nel caffelatte, meglio idrogenarlo parzialmente, spendere poco, mantenere un gusto accettabile, evitare che si irrancidisca in un paio di giorni, buttar su una produzione su larga scala, vendere il prodotto agli ignari consumatori, farsi le vacanze alle Canarie con i ricavi realizzati sulle coronarie delle persone.

Non credete nella malafede del povero ricco imprenditore che vende merendine nocive? Bene, spulciate questo articolo.

Letto? Bravi.

Quindi ora sapete che il prodotto principe, emblema della furba pratica dell'idrogenazione, è la margarina.



Per produrla, se volete giocare al piccolo chimico, sappiate che fanno così: prendono oli d'oliva e oli di semi vari, li miscelano e li portano sopra i 50°. Ci aggiungono acqua grazie alla lecitina, che è una specie di Metternich della chimica, poi lo pastorizzano (che significa che lo riscaldano molto e alla svelta, non che gli danno un bastone, un cane ed un gregge e lo mandano a pascolare per i monti) per evitare che tipo muori subito, infine lo raffreddano tipo un gelato.

Niente di male, fin qui. In effetti, fare un piatto di cannelloni è forse anche più difficile. La differenza sta in quello che succede alle tue arterie quando mangi una roba del genere.

I grassi idrogenati contenuti nella margarina e in vari alimenti prodotti con questa tecnica aumentano in maniera significativa la quantità di colesterolo LDL, ossia quello "cattivo" (che sarebbe la nemesi dell'HDL, il "fratello buono", il fico del blockbuster d'azione, per dire) e a lungo andare, se persisti nell'utilizzo di questi prodotti, non segui la Legge delle Tre M e passi le tue giornate tra bar e fast food, succede questo dentro i tuoi cari tubicini:



Potete vomitare più in là, grazie.

Se non vi dovesse bastare la piacevole ed evocativa immagine, ecco un riassunto sintetico di cosa succede a lungo andare al vostro corpo se vi abbuffate di merdendine trattate con questo procedimento.

I grassi idrogenati:

1) fanno vincere i cattivi nella Guerra del Colesterolo
2) rischiano di farti venire uno schiantone peggio che se mangiassi strutto dalla mattina alla sera
3) rendono il latte materno una schifezza quindi non ti lamentare se tuo figlio si incazza come un'ape appena lo attacchi alla tetta
4) rompono le palle prima ancora che tu nasca influenzando il tuo peso
5) aumentano l'insulina, la famosa stilista russa
6) fanno diventare il tuo sistema immunitario una femminuccia
7) fanno diventare pure a te una femminuccia inibendo la produzione di testosterone
8) bucano le ruote alle auto degli enzimi
9) compiono atti vandalici nei confronti delle membrane cellulari che manco gli hooligans a Liverpool
10) giocano al dottore con gli abitanti di Adipo City
11) figurarsi se non fanno a schiaffoni con gli Omega-3, ossia i fighi della situazione
12) sono politicizzati: vogliono che i radicali siano liberi di fare quello che vogliono.

Per metterci una pietra sopra, sappiate che lo IOM chiarisce che i grassi trans NON sono tollerabili dall'organismo senza che esso subisca danni a breve o a lungo termine, a prescindere dalla quantità.

Buffo notare che, come molti altri articoli, la corrispondente pagina di wikipedia italiana fa semplicemente RIDERE rispetto a quella inglese, ricchissima di preziose informazioni che consiglio a tutti di leggere e condividere.

Ora, dopo 'sto pippone infinito, direi che possiamo vederci tutti stasera davanti ad un Big Mac, poi gelatino confezionato "giusto per", sul tardi birretta con patatine che ci si vede con gli amici e domattina colazione al bar, ok?

... no?

sabato 9 luglio 2011

Le barrette energetiche


Precisiamo: non parlo di queste.



Già, non parlo neanche di quelle che si riempiono fino in cima e poi ti consentono di "fare la mossa".

No, non sono neanche quelle che quando finiscono muori.

Tuttavia, comprendo il disorientamento. Anche per me l'introduzione a questo argomento è stata traumatica e difficile: per anni infatti le uniche barrette energetiche che desideravo utilizzare in concomitanza con un allenamento erano queste:


Solo che, non trovando impressa la data di scadenza, mi trovavo giocoforza costretto a consumarle tutte e subito nel timore che potessero andare a male.

Con la pratica, sono riuscito a stoccare un numero considerevole di tali barrette nel mio stomaco, fuggendo così il pericolo di dover buttar via del cibo (comportamento eticamente riprovevole, a mio avviso).

Persone a me care mi hanno poi spiegato che esistevano altre soluzioni per soddisfare il fabbisogno energetico, all'apparenza più pratiche.

Queste.



Incuriosito dalla loro strana forma e interrogatomi sul loro possibile utilizzo (di grigliarle non se ne parlava, mi parve di capire ad una prima analisi superficiale), decisi di provarle.

Innanzitutto non mi risultava che esistessero parti di bovino, ovino o suino ricoperte di cereali, infatti capii subito che si parlava di prodotti non esistenti in natura.

Non c'è una pianta Enervit da annaffiare, né un erbivoro Isostad da disossare alla bisogna. E' tutta roba che qualche homo sapiens ha elaborato artificialmente per spillare soldi ad altri della sua specie.

Tuttavia, anche il croccante della nonna è fondamentalmente un prodotto dell'ingegno umano non esistente in natura: non per questo mi sento di urlare ai quattro venti "PERFIDA NONNA!", né di prendere a testate un contadino sardo perché elabora il formaggio di capra.

Chiarito quindi il principio base secondo cui anche se è artificiale non è per forza demoniaco, mi accingo a masticare per la prima volta una barretta mentre ascendo al Monte Catria, cosa che tra i capelli lunghi e i "chissà perché lo sto facendo" mi ricordava molto Getsehemane.

Integratori al pascolo sul Catria

E' lì che capisco, una volta in cima, che sta santa barretta, diciamolo, effettivamente, fa.

Per carità, non è che sono arrivato in vetta zompando a quattro zampe tipo Sabretooth, però mi ha dato un bell'aiuto.


La sberla che ti danno questi piccoli parallelepipedi masticabili è influenzata da tanti fattori.

Innanzitutto esiste una distinzione di base tra prodotti da assumere pre attività sportiva e prodotti da assumere durante l'attività sportiva.

Esistono barrette energetiche, destinate agli sportivi che necessitano di una "botta" in allenamento; barrette proteiche, destinate praticamente a ricostruire il muscolo dopo l'allenamento (esistono anche barrette dietetiche, che teoricamente dovrebbero servire a far saltare i pasti alle ragazzine scheletriche fissate, con tutti gli scompensi che ne derivano).

Per il "dopo" e il "durante" pare siano più indicati integratori di sali minerali e carboidrati, piuttosto che una semplice barretta. Ammetto di preferire, a istinto, una spremuta di agrumi a un beverone di sali Enervit, anche se l'effetto è completamente diverso. E nondimeno è da segnalare la comodità di portarseli dietro disciolti in una boccetta d'acqua in palestra o in un sentiero di montagna, dove effettivamente girare con arance e spremino sarebbe quantomeno bizzarro.

Due misurini da 30g (il misurino è fornito) in mezzo litro d'acqua
 per una bevanda isotonica, un misurino per una bevanda ipotonica.


Secondo elemento fondamentale, la quantità di carboidrati presenti nella barretta. Non è difficile esagerare con i carboidrati e trovarsi con un surplus di zuccheri da smaltire: basta aver mangiato un bel piatto abbondante di pasta a pranzo e la barretta diventa quasi inutile, in effetti. La differenza, ovviamente, sta nella digeribilità, nella immediata disponibilità dell'energia e negli altri elementi nutritivi assunti.

Terzo elemento chiave: le calorie fornite. Una barretta da 150 Kcal abbinata a due pasti abbondanti rischia di far sforare di molto il fabbisogno calorico giornaliero, come per i carboidrati. Meglio spulciare sempre le informazioni nutrizionali, munirsi di calcolatrice e fare due conti prima.

Nella scelta di una barretta andrebbero tenuti presente i tre fattori sopra così come la presenza di sostanze aggiuntive. Meno porcilate ci sono, meglio è. Sarebbero da evitare con cura grassi idrogenati, esaltatori di sapidità e in genere tutte le schifezze chimiche possibili.

Bisognerebbe buttare un occhio anche agli eventuali ingredienti presenti ad alto indice glicemico (che ti danno una gran briscola all'inizio dell'allenamento poi a metà ti ritrovi senza carburante e arranchi come un profugo perso da tre giorni nel deserto afgano).

Riporto qui di seguito i valori nutrizionali di due delle varie barrette che ho provato, comunemente acquistabili ovunque (beh, in sartoria non so se ce le hanno).



Confronto tra barretta Isostad alla frutta e Power Crunchy della Enervit.
Preferisco la Enervit poiché a parità di calorie ha più proteine,
meno carboidrati e meno grassi.
La Isostad dà una "botta" eccessiva, a parer mio. Sodio e vitamine mi sembrano più equilibrati nella Enervit e mi piace l'aggiunta di magnesio, fondamentale nella trasmissione di impulsi muscolari. Leggere e informarsi, please: http://www.abodybuilding.com/sfuncia9.htm 

In ogni caso non ho ancora provato nulla di serio, acquistabile probabilmente in negozi specializzati, farmacie o altro, sia per il costo sia perché sono più propenso ad evitare schifezze chimiche in favore di quantità vichinghe di frutta, verdura, carne, pesce. E' innegabile tuttavia che tra prendersi una barretta e farsi uno zabaione probabilmente il tuo fegato preferisce la barretta (e l'effetto, come detto, è completamente diverso a causa dell'indice glicemico dell'alimento).

Essendo alimenti in linea di massima facilmente digeribili li assumo mezz'ora - un'ora prima dell'allenamento assieme a parecchia acqua (per evitare di trovarmi un mattone in gola e facilitare l'assimilazione). Talvolta, se devo allenarmi la mattina presto, li assumo al posto della colazione così  evito lo spiacevole effetto "borraccia semivuota" mentre mi muovo :D

Il limite di questi prodotti, a parer mio, è che pur fornendo una quantità equilibrata di elementi nutritivi ne forniscono altri magari assolutamente inutili per gli scopi dello sportivo in questione (ad esempio le maltodestrine per me che voglio dimagrire: suggerisco la lettura di questo e questo) e probabilmente vengono prodotte a partire da materie prime scadenti (anche se ho apprezzato la dicitura "olio di palma non idrogenato" della Power Crunchy della Enervit, non oso immaginare cosa ci sia dietro la solita scritta "aromi").

Mi sono quindi messo in testa di realizzare una barretta energetica per i fatti miei, in casa, ed ho cominciato a sperimentare e informarmi. Ancora, tuttavia, non sono giunto ad una soluzione accettabile. O non si addensa, o fa schifo, o si squaglia. Ma non demordo: st'estate ci riesco di sicuro, vi terrò aggiornati.

L'idea è quella di prendere mandorle, arachidi non salate, riso soffiato, albume d'uovo e realizzare una barretta simile ad un croccante. Al momento mi sono venute solo porcate perché ho decisamente sbagliato le dosi. Inoltre sarei curioso di conoscere i reali valori nutritivi della barretta da me prodotta, ma un laboratorio della zona mi ha sparato 170 euro per l'analisi... o trovo qualcuno che divida la spesa con me o vado avanti a sentimento :D

Non ho avuto ancora tempo di sperimentare (magari ad Agosto con calma proverò), ma vorrei provare a sostituire il caramello fatto con lo zucchero (ad alto indice glicemico) con qualcosa fatto con il miele (mediamente ad IG più basso dello zucchero).

In ogni caso ecco qua un sito che propone una soluzione fatta in casa che non mi sembra male:

http://www.vitadelia.com/miscelanea/barritas-energeticas-sencillas-para-preparar-en-casa

e qui la traduzione italiana per i non... spagnofoni:

http://www.benessereblog.it/post/1758/le-barrette-energetiche-da-preparare-in-casa

Al solito, my-personaltrainer.it ha la sua soluzione:

http://www.my-personaltrainer.it/barretta_fai_da_te.htm

Il vantaggio del farsi una barretta in casa è che hai un controllo maggiore sulla qualità del prodotto e che puoi dosare i singoli ingredienti in relazione alle tue reali necessità (più o meno carboidrati, proteine, grassi a seconda del tipo di allenamento della giornata ma anche del tipo di lavoro e della fatica della giornata in sé). I limiti sono accettabili, a mio avviso, ma esistono: ad esempio la conservazione (in assenza di conservanti o di massicce dosi di vitamina C direi che al massimo possono essere conservate in frigo un paio di giorni), la solidità (facile che si squaglino in auto), il fatto stesso di doversela fare a mano e impiegare un po' di tempo in più oltre all'allenamento può essere un deterrente.

Se ancora non siete convinti, come me, della convenienza nell'utilizzo di barrette e integratori, potete sempre provare il metodo "fulminati del bodybuilding":


... d'altra parte, ognuno si fa del male come meglio crede. 

Ora se permettete, vado a prendere un antiemetico. Burp.

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